Sex Pistols – God Save The Queen

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Mi è sempre piaciuto indagare e scoprire versioni diverse ed alternative di brani famosi o iconici. Spesso trovo grandi interpretazioni che non hanno niente da invidiare all’originale, altre volte (tante) trovo delle cover veramente inascoltabili. Alcune di queste sono volutamente trash ma altre… Mi dispiace per gli interpreti… ma qualcuno dovrebbe dir loro che non è obbligatorio suonare… ma questa è un’altra storia! Oggi vorrei parlare di uno dei brani manifesto del periodo punk inglese: God Save The Queen!

Il 25 Maggio del 1977 i Sex Pistols pubblicano il loro secondo singolo, proseguendo sulla strada tracciata con “Anarchy In The Uk”; la band inglese sferra un colpo diretto alla monarchia britannica proprio durante i 25 anni di regno della Regina Elisabetta II, dando alle masse “God Save The Queen”!

Chiaramente il brano, che in origine doveva intitolarsi semplicemente ‘No Future’, non era dedicato alla Regina e non era stato pensato neanche per questo evento ma il grande Malcolm McLaren, manager della band, penso bene di sfruttare i 25 anni di regno di Elisabetta II e convinse la band a cambiare titolo e fece di tutto per farlo uscire in concomitanza con questa celebrazione. Ma non solo! Il 10 giugno 1977, il giorno stesso del Giubileo, Malcolm organizzò un’esibizione della band su una barca, che stava attraversando il Tamigi e di fronte a Westminster. Il tutto si concluse con una rissa e ben undici persone vennero arrestate. L’effetto fu che il singolo vendette oltre le 200.000 copie e salì rapidamente in cima alla classifica inglese, raggiungendo il2 posto. Qualcuno vocifera che sia stata la stessa BBC a non far salire il brano al numero 1, come punizione per l’oltraggio mosso alla regina. Oggi questo brano è uno dei più iconici del panorama punk! La canzone esplode di energia e rancore fin dai primi accordi, molto influenzati dai The Move, con la loro “Fire Brigade” e da “C’mon Everybody” di Eddie Cochran. Con il suo testo infiammatorio e con il famoso ‘NO FUTURE!’, divenne un simbolo per la classe operaia arrabbiata e il movimento punk in generale.

Questo brano fa parte della nostra cultura ormai e ci sono dozzine di cover, alcune interessanti ed altre poco interessanti. Alcuni sono dei semplici ‘rifacimenti’ della canzone ed altre, invece, hanno dato nuova vita e linfa a questo brano, eseguendolo con una chiave diversa. Proviamo ad ascoltarne alcune, quelle che secondo me, sono più interessanti…

1977 – Sex Pistols: God Save The Queen: ascolta il brano originale e poi passa alle varie ‘cover’ esistenti!

2004 – Enrico Ruggeri: Anche Enrico Ruggeri, nel lontano 2004, pubblicò la sua versione di God Save The Queen. Un brano onesto, molto fedele all’originale.

2006 – Artichoke: Gli Artichoke sono un gruppo indie pop americano che nel 2006 decisero di risuonare tutto l’album Never Mind The Bollocks. Il brano si trasforma in una sorta di ninna nanna, suonata con uno stile folk. La voce alterata di Ema Tuennerman duetta con l’ukulele di Tim Sellers circondati dai suoni di kazoo ed effetti sonori casuali. Un brano interessante da ascoltare prima di andare a letto.

2009 – Nouvelle Vague: Un progetto musicale francese di Marc Collin e Olivier Libaux che si propone di eseguire cover di diversi classici della new wave e del punk, reinterpretandoli in stile bossa nova. Anche God Save The Queen subisce questo trattamento, viene distrutta e ricostruita in una forma molto diversa con una voce quasi triste, quella di Mélanie Pain, che cozza molto con i testi  e con l’interpretazione urlata e rabbiosa di Rotten.

2011 – The Swing Easy Orchestra: Un improbabile John Lydon del sol levante canta il brano su un arrangiamento ska, molto interessante, fatto di fiati, chitarre ritmiche ed leggero accenno alla chitarra rock! Molto interessante e diversa nonostante, parere personale, la voce del cantante non sia proprio il massimo, forse perché cerca di trasmettere la rabbia che Rotten metteva nell’interpretare il brano.

2011 – Mr. Irish Bastard: Questo gruppo fa folk rock celtico e nel 2011, decisero di riarrangiare tutto Never Mind The Bollocks secondo la loro visione musicale. Ciò che ne venne fuori fu un disco punk molto ‘forte’ suonato con corni, fischietti di latta, mandolini, banjo e chitarre elettriche. Una voce ruvida, che canta in un inglese non molto fluido, si sente la durezza della lingua tedesca, ci teletrasporta in un vecchio pub, con tanto di fumo, ad ascoltare una cover band…. ed è proprio questo il suo bello! Perché ho detto la durezza del tedesco? Perché questi ragazzi provengono da Münster, Germania.

2012 – The Bollocks: No, non sono i famosi fratelli Bollock, ma sono un gruppo italiano  che partendo dalla versione originale, crea un bellissimo arrangiamento jazz  Dixieland che ci porta a New Orleans negli anni 20. La voce ruvida del cantate, molto bella, stona un po’ con la strumentazione e l’arrangiamento ed è proprio questo che rende molto punk il pezzo! Questo brano fa parte della compilation ‘PGA – Italian Punks Go Acoustic… For Good’, un collettivo di oltre 120 artisti emergenti raggruppati da Andrea Rock (Virgin Radio). Il ricavato va tutto in beneficienza.

2017 – Motorhead: Non poteva mancare la versione più conosciuta e famosa. Un rifacimento del pezzo, molto simile all’originale. Nonostante apprezzi molto Lemmy, questa versione non aggiunge nulla alla versione originale.

Queste sono solo alcune delle cover più interessanti fatte di questo brano, vi segnalo anche versioni dal vivo di Foo Fighters, Anthrax, Michael Fagan and The Bollock Brothers ed addirittura un giovane Vasco Rossi, all’inizio della sua carriera, proponeva una versione di God Save The Queen molto tirata durante le sue esibizioni dal vivo.

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