Stranger Things: Tales From ’85

La colonna sonora è ancora il cuore della serie… ma stavolta cambia tutto

Quando si parla di Stranger Things, parlare di musica non è mai un dettaglio. Fin dalla prima stagione, la serie dei fratelli Duffer ha trasformato le canzoni in elementi narrativi veri e propri, capaci di definire personaggi, emozioni e perfino generazioni intere. Basta pensare a:

  • Should I Stay or Should I Go dei The Clash,
  • Running Up That Hill di Kate Bush,
  • Master of Puppets dei Metallica.

Brani che non si sono limitati ad accompagnare una scena, ma sono diventati fenomeni culturali globali. Ed è inevitabile quindi chiedersi: la colonna sonora di Stranger Things: Tales From ’85 ha lo stesso peso? La risposta è sì. Ma in maniera completamente diversa.

Meno “momento virale”, più identità culturale

La serie originale costruiva spesso scene pensate per diventare iconiche. La musica esplodeva nel racconto: entrava nel climax emotivo e trasformava una sequenza in qualcosa di memorabile. In Tales From ’85, invece, il lavoro musicale sembra seguire un’altra filosofia. Non c’è — almeno in questi primi dieci episodi — il nuovo tormentone globale destinato a tornare in classifica quarant’anni dopo. Non esiste “la scena musicale definitiva” che monopolizza TikTok, Spotify e YouTube. Eppure la musica è ovunque.

È nell’atmosfera. Nel modo in cui vengono costruiti gli ambienti. Nel linguaggio estetico della serie. La soundtrack questa volta non cerca il colpo da KO emotivo. Vuole ricreare un mondo.

Il 1985 come universo sonoro

Tales From ’85 sembra voler raccontare il 1985 non come semplice nostalgia, ma come esperienza quotidiana. Non il “greatest hits” degli anni Ottanta. Piuttosto la sensazione di vivere davvero in quell’epoca. E allora la colonna sonora si riempie di:

  • new wave,
  • punk,
  • synth-pop,
  • hard rock,
  • gothic rock,
  • proto metal,
  • radio locali,
  • pezzi da cassette registrate male,
  • musica da cameretta adolescenziale.

Brani come:

  • Kids in America di Kim Wilde,
  • We Got the Beat delle The Go-Go’s,
  • A Forest dei The Cure,
  • Rebel Yell di Billy Idol,
  • Time After Time di Cyndi Lauper,

non servono soltanto a “fare atmosfera”. Servono a definire il DNA emotivo della serie.

Una soundtrack più nerd e meno commerciale

Ed è qui che emerge forse la differenza più interessante. La serie madre utilizzava spesso brani già iconici nella memoria collettiva. Tales From ’85, invece, sembra pescare molto di più nella cultura underground e nelle sonorità che un adolescente americano del 1985 avrebbe realmente ascoltato nella propria stanza. Questo rende la soundtrack:

  • meno immediata,
  • meno “radiofonica”,
  • ma probabilmente più autentica.

C’è un gusto quasi filologico nella scelta musicale. Sembra di sfogliare una collezione di VHS horror consumate, fumetti sci-fi dimenticati e mixtape registrati durante la notte dalla radio FM.

La musica torna a essere “ambiente”

Uno degli aspetti più interessanti di Tales From ’85 è che la musica torna a svolgere un ruolo molto anni Ottanta: creare ambiente. Nel cinema contemporaneo spesso le canzoni vengono usate come “momento evento”. Qui invece ricordano il modo in cui venivano usate nei film di:

  • John Carpenter,
  • Joe Dante,
  • Steven Spielberg,
  • Tobe Hooper.

La musica non interrompe la storia. La avvolge. È una presenza costante che ti fa sentire dentro un preciso immaginario culturale: videonoleggi, BMX, sale giochi, poster fluorescenti, walkman e notti illuminate dai neon.

Manca “la scena immortale”

Questo però comporta anche un rischio. La serie originale di Stranger Things aveva saputo creare momenti musicali entrati nella storia della televisione contemporanea. 

La fuga di Max sulle note di Running Up That Hill è ormai cultura pop.

Eddie Munson che suona Master of Puppets nel Sottosopra è già diventato iconografia generazionale.

Tales From ’85 per ora non ha ancora trovato il suo momento definitivo. Ha una grande atmosfera. Ha una forte identità sonora. Ha ottime scelte musicali. Ma manca ancora quella scena capace di trasformare una canzone in leggenda.

Forse però è proprio questo il punto

Ed è possibile che sia stata una scelta precisa. Perché Tales From ’85 sembra meno interessata all’effetto virale e molto più concentrata nel recuperare lo spirito originario di Stranger Things: ragazzi, amicizia, mistero, avventura, immaginazione e cultura pop vissuta come rifugio emotivo.

In questo senso, la colonna sonora non cerca di dominare la serie. Vuole diventare parte del suo mondo. Ed è forse proprio qui che sta la sua forza più grande. Non vuole regalarci soltanto una canzone da ricordare. Vuole farci sentire di nuovo nel 1985.

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