“Perché quando sono felice esco.”
La frase, attribuita a Luigi Tenco, è diventata quasi un manifesto involontario di una verità semplicissima: certe cose non hanno bisogno di essere spiegate da uno studio universitario. Basta viverle. Ed è qui che nasce il cortocircuito.
Perché negli ultimi giorni mi ha fatto sorridere — e un po’ riflettere — la notizia di una ricerca dell’Università di Pisa secondo cui il vino sarebbe percepito come più buono se accompagnato dalla musica dal vivo.
Ma davvero? Sul serio servivano fondi, ricercatori, dati, probabilmente questionari e statistiche, per arrivare alla conclusione che un bicchiere condiviso davanti a un musicista in carne e ossa emoziona più di uno bevuto nel silenzio di un centro commerciale? È un po’ come dimostrare scientificamente che un tramonto è più suggestivo di un neon da supermercato. O che una carezza funziona meglio di un’email.
La sensazione è che certa accademia contemporanea stia lentamente trasformando l’ovvio in scoperta, forse perché il mondo moderno ha perso il contatto con le esperienze elementari. E allora bisogna certificare tutto. Timbrare tutto. Pubblicare tutto. Ma chiunque abbia vissuto davvero una sera in una piazza da qualche parte nel mondo sa già la risposta. Sa che il vino non è mai stato soltanto vino. Il vino è rumore di bicchieri. È una voce stonata che canta. È il musicista jazz che sbaglia un accordo e sorride. È il cantautore che attacca una canzone mentre qualcuno ride troppo forte in fondo alla sala. È una fisarmonica in una trattoria. È una chitarra su una spiaggia. È il momento esatto in cui il vino smette di essere una bevanda e diventa memoria.
La musica dal vivo modifica la percezione del gusto perché modifica la percezione della vita. Non è chimica. È umanità. E forse il punto è proprio questo: abbiamo talmente sterilizzato l’esperienza quotidiana da doverci far spiegare scientificamente ciò che per secoli era semplicemente evidente. Le vecchie osterie non avevano bisogno di uno studio universitario per capire che il vino gira meglio con una canzone. Lo sapevano già i marinai, i contadini, i suonatori ambulanti, gli ubriachi romantici, i poeti e probabilmente anche gli antichi greci.
Lo sapeva perfino Tenco. Quando si è felici si esce. Si vive. Si brinda. Si ascolta musica. E magari si beve anche un vino mediocre che però, in quel momento preciso, sembra il migliore del mondo. Non per merito dei tannini. Ma per colpa della vita.