Quando il rock di Freddie Mercury conquista anche gli artisti italiani
Ci sono band che diventano leggenda. E poi ci sono band che diventano un punto di riferimento universale, capaci di influenzare musicisti di ogni epoca e latitudine. I Queen appartengono senza dubbio a questa seconda categoria.
Dal loro debutto nei primi anni settanta fino a oggi, la musica di Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon ha lasciato un segno profondo anche nella scena musicale italiana.
Molti artisti del nostro paese non hanno mai nascosto la propria ammirazione per la band britannica: alcuni li hanno citati apertamente come fonte di ispirazione, altri hanno incorporato nel proprio stile elementi della loro teatralità, mentre altri ancora ricordano i Queen come una vera e propria folgorazione musicale.
Enrico Ruggeri: quando i cori diventano “queeniani”
Tra i fan più dichiarati dei Queen nella musica italiana c’è senza dubbio Enrico Ruggeri. Il cantautore milanese ha spesso raccontato quanto la band inglese abbia influenzato il suo modo di concepire il rock. In un’intervista ricordava infatti:
«I Queen sono il classico gruppo che mette d’accordo tutti: quello che ama il rock, quello che ama la musica melodica… alla fine metti su un loro disco e sono tutti felici. Sono una band molto trasversale e mi hanno influenzato parecchio, soprattutto nell’uso dei cori e delle armonie».
L’influenza non è soltanto teorica. Nel brano Peter Pan, pubblicato nel 1991, il ritornello è apertamente ispirato alla melodia di The Fairy Feller’s Master-Stroke, una delle composizioni più eccentriche scritte da Freddie Mercury per l’album Queen II del 1974. Un omaggio implicito che dimostra quanto Ruggeri abbia sempre guardato con attenzione al laboratorio creativo dei Queen.
Mia Martini: una voce che amava il rock britannico
Anche Mia Martini, una delle più grandi interpreti della musica italiana, nutriva una forte passione per il rock internazionale degli anni Settanta. Durante la sua carriera Mimì ha spesso raccontato di ascoltare con grande attenzione le produzioni inglesi dell’epoca, tra cui proprio i Queen. La loro capacità di fondere melodia e potenza rock rappresentava per lei un esempio di libertà artistica: una lezione preziosa per una cantante che ha sempre rifiutato i confini rigidi dei generi musicali. Non è un caso che molti musicisti abbiano sottolineato quanto la sua interpretazione vocale fosse vicina alla dimensione emotiva del rock. La sua voce, intensa e teatrale, possedeva infatti quella stessa carica drammatica che rendeva uniche le interpretazioni di Freddie Mercury. Celebre la sua cover in italiano di Somebody To Love, intitolata un Uomo Per Me.
Cesare Cremonini: la lezione della melodia e dello spettacolo
Anche Cesare Cremonini ha più volte dimostrato una forte ammirazione per i Queen, soprattutto per la loro capacità di unire melodia pop e grande spettacolo rock. Cremonini ha raccontato in diverse occasioni quanto la figura di Freddie Mercury lo abbia colpito fin da giovanissimo, non solo per la voce straordinaria ma per l’idea di musica totale che rappresentava: composizione, arrangiamento, teatralità e carisma sul palco. Nel percorso artistico dell’ex leader dei Lunapop si ritrova spesso questa attenzione alla costruzione melodica e agli arrangiamenti ricchi di dinamica, una caratteristica che ha reso celebri molti brani dei Queen. Anche nei grandi concerti negli stadi, Cremonini ha dimostrato di guardare a quella tradizione di rock spettacolare e corale che la band inglese ha portato ai massimi livelli negli anni Ottanta.
Pino Scotto: l’anima hard rock dei Queen
Se molti artisti italiani amano il lato melodico dei Queen, Pino Scotto ha sempre sottolineato invece il loro spirito profondamente rock. Lo storico frontman dei Vanadium ha più volte ricordato come la band di Mercury fosse composta da musicisti straordinari, capaci di muoversi con naturalezza tra hard rock, glam e progressive. Scotto ha spesso citato il lavoro chitarristico di Brian May come uno dei più riconoscibili nella storia del rock: un suono immediatamente identificabile, costruito con la sua celebre Red Special e con un uso magistrale delle armonizzazioni di chitarra. Secondo Scotto, proprio questa combinazione di potenza rock e raffinatezza musicale ha reso i Queen una band unica nel panorama mondiale, capace di conquistare anche il pubblico più legato alla tradizione hard rock. Inoltre sempre Scotto ha spesso detto che nessuno, compresi gli stessi fan dei Queen, abbia minimamente capito la potenza di Freddie Mercury.
Morgan: analizzare Bohemian Rhapsody come una sinfonia
Tra i più grandi divulgatori italiani della musica dei Queen c’è sicuramente Morgan. Il fondatore dei Bluvertigo ha più volte spiegato come Bohemian Rhapsody rappresenti uno dei momenti più alti della composizione pop del Novecento. Secondo Morgan il brano funziona quasi come una composizione classica: una struttura articolata fatta di sezioni contrastanti, modulazioni improvvise e cori stratificati che ricordano la scrittura operistica. In più occasioni ha raccontato di aver studiato la canzone come fosse una partitura, dimostrando quanto la musica dei Queen possa essere analizzata con gli stessi strumenti della musica colta.
Vasco Rossi: il carisma del frontman
Anche Vasco Rossi ha riconosciuto l’importanza dei Queen nella costruzione del mito del frontman rock. Freddie Mercury ha trasformato il cantante in un vero animale da palcoscenico, capace di dominare stadi interi con una naturalezza quasi teatrale. Un modello che ha influenzato molti performer europei degli anni Ottanta. Il rapporto diretto con il pubblico, le grandi platee e l’energia dei concerti dei Queen hanno contribuito a ridefinire il linguaggio del rock da stadio.
Ligabue e la lezione del Live Aid
Per Luciano Ligabue uno dei momenti più importanti nella storia del rock è l’esibizione dei Queen al Live Aid 1985. In appena venti minuti la band riuscì a trasformare lo stadio di Wembley in un coro gigantesco. Quel concerto è spesso citato da Ligabue come uno degli esempi più perfetti di comunicazione tra artista e pubblico. Un momento in cui il rock ha dimostrato tutta la sua capacità di diventare spettacolo collettivo.
Elio e Caparezza: la follia creativa dei Queen
Nel panorama italiano esistono anche artisti che hanno ereditato lo spirito più ironico e sperimentale dei Queen. Tra questi c’è sicuramente Elio con la band Elio e le Storie Tese, che ha spesso giocato con arrangiamenti complessi, cambi di stile e virtuosismi vocali — elementi che ricordano la libertà creativa dei dischi dei Queen degli anni Settanta.
Anche Caparezza ha dimostrato più volte una certa affinità con l’estetica del gruppo britannico: brani ricchi di cambi di ritmo, arrangiamenti stratificati e un gusto teatrale per la narrazione musicale.
Piero Pelù e il lato più rock dei Queen
Tra i rocker italiani più legati alla dimensione live dei Queen c’è anche Piero Pelù, storico frontman dei Litfiba. Pelù ha spesso ricordato come la band di Mercury rappresentasse uno dei modelli più alti di spettacolo rock: potenza sonora, identità visiva fortissima e un rapporto viscerale con il pubblico.
Un’eredità che continua
La verità è che l’influenza dei Queen sulla musica italiana è spesso più profonda di quanto sembri. Non si manifesta solo nelle citazioni esplicite o nelle cover, ma in un modo diverso di concepire la musica: senza confini di genere, aperta alla teatralità, capace di unire rock, pop, opera e sperimentazione. È questa libertà creativa che continua a conquistare artisti di ogni generazione. E forse è proprio questo il segreto della loro eternità: i Queen non sono soltanto una band storica, ma una lingua musicale che continua a essere parlata — anche in Italia.
Perché, in fondo, nel mondo della musica siamo davvero tutti pazzi per i Queen.