Il Fantastico Viaggio del Bagarozzo Mark: discesa e redenzione di uno ‘scarafaggio’

Immagina l’estate del 1977: i Goblin, reduci dal trionfo oscuro di Suspiria – quel vortice sonoro che aveva ipnotizzato il mondo con le sue sinfonie di terrore – si rinchiudono negli studi Trafalgar della Cinevox Record. L’aria è densa di fumo e ambizione. Non più solo servi del cinema di Dario Argento o George Romero, vogliono un disco tutto loro, un concept album che racconti la discesa e la redenzione di Mark, un “bagarozzo” (uno scarafaggio, in gergo romano) perso nel tunnel della droga, salvato dal rock. È Il Fantastico Viaggio del Bagarozzo Mark, quarto capitolo della saga prog della band romana, pubblicato nel marzo 1978. Un’opera visionaria che, snobbata all’epoca (solo 30.000 copie vendute), oggi brilla come cult underground, riedita con bonus track e interviste che ne svelano i retroscena.

L’Italia di fine anni 70: Droga, Prog e Ribellione

La fine degli anni 70 sono gli anni di piombo: l’eroina flagella le periferie, il punk urla contro il declino del progressive, mentre la disco music invade le radio. I Goblin, quartetto geniale capitanato da Claudio Simonetti (tastiere), Massimo Morante (chitarre e voce nuova di zecca), Fabio Pignatelli (basso) e i fratelli Marangolo (batteria e sax), navigano questo caos dopo il botto di Profondo Rosso (1975, disco d’oro con un milione di copie) e Suspiria (1977). “Volevamo dimostrare che eravamo più di una band da colonne sonore“, dirà Simonetti anni dopo in un’intervista sul sito ufficiale. Ma la Cinevox, casa discografica di Bixio, li spinge verso un disco cantato per conquistare il mercato pop, con copertina gatefold fumettistica e gadget promozionali. Risultato? Un flop commerciale, ma un gioiello prog che mescola horror-rock, psichedelia e favola morale.

Nascita tra Studi e Visioni Allucinate

Tutto inizia post La Via della Droga di Enzo G. Castellari: la band, galvanizzata, masterizza il 5 aprile 1978 con Gaetano Ria. Massimo Morante, chitarrista e nuovo frontman, scrive testi e melodie su un insetto antropomorfo della “Terra di Goblin” – un mondo lisergico di cascate allucinatorie e danze demoniache. Aneddoto gustoso: il produttore Carlo Bixio impone a Morante un timbro vocale nasale e robotico, “per renderlo fantascientifico“, contro il desiderio del chitarrista che avrebbe volute linee più melodiche. “Era strano cantare come un bagarozzo strafatto“, confesserà Morante in un’intervista del 2001 inclusa nelle riedizioni. Brani come Le Cascate di Viridiana, La Danza e Notte finiscono nella colonna sonora del film  Wampyr (Martin) di Romero, legando il disco al loro destino cinematografico. La tournèe? Spettacolare, con effetti pirotecnici e laser, ma un disastro: pubblico disorientato da testi favolistici in un’Italia ossessionata da messaggi sociali.

Il Viaggio Traccia per Traccia: Da Abisso a Estasi Rock

L’album è un viaggio in otto atti, 36 minuti di prog sinfonico che dipingono la parabola di Mark. Ecco l’analisi immersiva, come se sfogliassimo il gatefold originale.

Mark il Bagarozzo (5:00): Boom! Apre con un riff funky alla Morante, batteria tribal di Agostino Marangolo e bassi pulsanti di Pignatelli. Simonetti tesse tastiere moog ipnotiche. Mark si presenta: “Io sono Mark il bagarozzo, corro corro corro…”, un tossico in fuga, metafora cruda dell’eroina anni ’70. Energico prologo prog-rock.

Le Cascate di Viridiana (5:45): Psichedelia pomposa, sax graffiante di Antonio Marangolo sovrasta cascate sintetizzate. Allucinazioni liquide: Mark precipita nel vortice della dipendenza. Sarà presente anche in Wampyr, è il picco oscuro, con cambi di tempo alla VDGG.

Terra di Goblin (4:35): Atmosfera eterea, synth fluttuanti e chitarre dreamy. Celebra la patria immaginaria della band – un’oasi dark-prog fuori narrazione, ma puro genio ambientale. “La nostra terra, dove il rock è dio”, evoca Morante.

Un Ragazzo d’Argento (4:43): Funk guascone, ostinati chiptune alla Baba O’Riley dei Who. Voce nasale di Morante stride sul groove, transizione caotica verso la redenzione. Energica, ma scollegata dal flusso favolistico.

La Danza (5:17): Ipnotica, ritmi balcanici e chitarre flamenco-prog. Mark danza per liberarsi: da Wampyr, evoca estasi tribale. Maestroclass di interplay band.

Opera Magnifica (3:55): Maestosa, piano classico di Simonetti e crescendo sinfonico. Fuori trama, ma tecnicamente sublime – un omaggio al barocco prog italiano.

Notte (2:45): Breve incubo vocale di Simonetti, sax e tensioni minimal. Notte lisergica da Wampyr, ponte oscuro alla chiusura.

…E Suono Rock (4:33): Esplosione hard-rock, alla Rovescio della Medaglia. Mark si redime: “Suono rock, rock, rock!”. Chiusura catartica, con assoli furiosi di Morante.

Eredità: Dal Flop al Cult

Dopo il disco, il flop. Dopo il flop, le crepe: Morante esce per lutti familiari, entra Carlo Pennisi; Simonetti va solista. Ma il Bagarozzo Mark rivive nelle riedizioni Beat Records (con video-interviste) e nei forum prog. “Un disco incompreso, ma il nostro più libero”, riassume Fabio Capuzzo nella sua biografia sui Goblin.

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