Grandville e i Queen: un viaggio surreale nell’Innuendo

L’album Innuendo dei Queen, uscito il 5 febbraio 1991, rimane uno dei progetti più affascinanti nella storia della musica rock, non solo per la sua qualità musicale, ma anche e soprattutto per le sue scelte estetiche straordinarie. Nella copertina dell’album, i Queen, affidarono il loro ultimo capolavoro con Freddie Mercury ad un illustratore morto 144 anni prima: Jean-Ignace-Isidore Gérard, meglio conosciuto come Grandville. Questa scelta, proposta dal batterista Roger Taylor, si rivelerà essere una decisione artistica perfetta, capace di catturare l’atmosfera sospesa e malinconica che caratterizzava quel momento storico per la band.

Grandville: l’illustratore del sogno e del surrealismo

Jean-Ignace-Isidore Gérard, nato a Nancy il 13 settembre 1803 e morto a Vanves il 17 marzo 1847, fu uno degli illustratori più fantasiosi e influenti del diciannovesimo secolo. Figlio d’arte, ricevette la sua prima educazione artistica dal padre, un appassionato miniaturista, ereditando anche lo pseudonimo “Grandville” dal nonno, che avrebbe marchiato indelebilmente la sua carriera. Arrivò a Parigi nel 1820 per frequentare gli studi presso miniaturisti rinomati, ma il suo talento straordinario gli permise ben presto di emergere dal panorama artistico francese, purtroppo la sua vita finì prematuramente: morì a soli 43 anni. Roger Taylor aveva intuito la grandezza, ma soprattutto il potenziale di questo artista, quando vide le sue illustrazioni quasi un secolo e mezzo dopo.

La carriera di Grandville può essere suddivisa in due grandi periodi: il primo dedicato alla caricatura politica e satirica, il secondo all’illustrazione editoriale dopo la censura preventiva del 1835. Durante la vita di Grandville, le sue opere più note erano quelle in cui gli animali interpretavano ruoli umani, deliziando un pubblico che amava le analogie tra i personaggi reali e gli strani ad essi assegnati. Questa peculiarità lo rendeva affascinante per i contemporanei, sebbene il grande poeta Charles Baudelaire provasse “disagio e inquietudine” davanti alle sue opere, descrivendole come essere “in un appartamento in cui il disordine è sistematicamente organizzato“. Un giudizio un po’ severo, che però non riuscì a oscurare la genialità creativa di Grandville, la quale influenzò profondamente le generazioni successive di artisti.

Da Les Métamorphoses du Jour a Un Autre Monde

Nel 1829, Grandville raggiunse la fama con la serie Les Métamorphoses du jour (Le Metamorfosi del giorno), composta da settantacinque scene in cui i personaggi venivano ritratti con corpi umani ma con volti di animali. Questa straordinaria capacità di riprodurre tratti umani in sembianze animali divenne il suo marchio distintivo, tanto che fu incaricato di collaborare con Daumier nel 1830 al giornale La Caricature, poi con L’Artiste dal 1831 e successivamente con Le Charivari dal 1832. Le sue caricature politiche a sfondo umoristico-satirico godettero di una grande popolarità, sebbene la censura preventiva istituita nel 1835 lo costringesse a dedicarsi quasi esclusivamente a lavori editoriali.

Dopo la censura, Grandville produsse illustrazioni per i classici della letteratura: le favole di La Fontaine nel 1838, Don Chisciotte, i Viaggi di Gulliver e Robinson Crusoe. Tuttavia, benché questi progetti riscuotessero grande successo commerciale, erano estremamente rigidi dal punto di vista creativo: il lungo processo di produzione non consentiva sgarri e l’illustrazione era subordinata al testo. Questa limitazione creativa spinse Grandville a concepire un’opera totalmente sua: Un Autre Monde (Un Altro Mondo), pubblicato nel 1844 in collaborazione con lo scrittore Taxile Delord.

Un Altro Mondo rappresenta il capolavoro più personale, audace e fantastico di Grandville. A differenza dei lavori commissionati, questo libro era essenzialmente un’esplorazione visuale senza uguali: conteneva trentasei pagine interamente dedicate a incisioni colorate a mano e centoquarantasei vignette ricavate da incisioni su legno. La narrazione minimale del romanzo funzionava principalmente come cornice per i disegni di Grandville, che si muovevano liberamente attraverso un universo di uomini, piante e pianeti umanizzati, ibridazioni tra generi, anamorfosi e vedute aeree. Il grande filosofo Walter Benjamin rimase affascinato da quest’opera, considerandola una raffigurazione della fantasmagoria del mondo moderno, in particolare per la sua fiorente rappresentazione degli oggetti. L’opera di Grandville non ottenne il successo sperato durante la sua vita, ma successivamente fu considerata un significativo precursore del movimento surrealista, influenzando artisti come Salvador Dalí e altri maestri della modernità.

Da Un autre monde ad Innuendo

L’album Innuendo rappresenta un momento particolare nella storia dei Queen. Uscito il 5 febbraio 1991, a soli venti mesi di distanza da The Miracle, il disco rappresentava un ritorno alle origini musicali della band. Il titolo stesso era un omaggio consapevole ai fasti di A Night at the Opera del 1975, e il singolo omonimo ne ricalcava il tono solenne. Era anche il quattordicesimo album in studio del gruppo e, sebbene nessuno potesse ancora parlarne pubblicamente, sarebbe diventato l’ultimo album con Freddie Mercury.

Il processo di registrazione fu estenuante e caratterizzato da stop frequenti. La malattia di Freddie Mercury, ancora nascosta al pubblico, costringeva la band a cicli di tre settimane di lavoro seguiti da due settimane di stop. Freddie, affetto da AIDS, continuava a dare il massimo in studio, creando performance vocali incredibili nonostante le sue condizioni di salute si deteriorassero progressivamente. Roger Taylor, batterista della band, nel periodo della registrazione dell’album ebbe l’idea di cercare un’illustrazione per la copertina che potesse rappresentare l’atmosfera generale del progetto: un’immagine surreale, malinconica ma serena, che catturasse la peculiarità di quel momento storico senza mostrare i volti dei membri del gruppo, come se la loro identità fisica fosse meno importante del messaggio universale che volevano trasmettere.

La scoperta e la scelta di Il Giocoliere

Fu proprio Roger Taylor a scoprire casualmente l’illustrazione di Grandville intitolata “Il Giocoliere del Mondo” (The Juggler of Universes) in un vecchio libro. L’immagine, creata circa 147 anni prima, sembrava quasi fatta appositamente per l’album: rappresentava un personaggio che danzava al ritmo della sua melodia interna, libero di essere se stesso, consapevole della sua brevità su questa terra. Con l’illustrazione del Giocoliere, Grandville mostrava la nostra insignificanza attraverso un’immagine apparentemente giocosa, che però dopo qualche secondo lasciava un sorriso amaro.

L’atmosfera surreale dell’illustrazione era perfettamente in linea con lo spirito dell’album e persino con la canzone I’m Going Slightly Mad, che caratterizzava il progetto. Come nel videoclip di questa canzone (girato successivamente), dove Freddie indossava un casco di banane, Brian May aveva un becco da pinguino, Roger Taylor un bollitore in testa e John Deacon un cappello da giullare, anche il Giocoliere di Grandville era un matto, un folle, una figura che rappresentava la libertà assoluta in un mondo caotico e surreale. Era una scelta profonda e consapevole: siete liberi di essere quello che volete.

Dal libro all’album

Quando l’illustrazione originale di Grandville è stata selezionata per la copertina di Innuendo, il team di design ha affrontato una decisione importante: mantenere il bianco e nero dell’originale del 1844, oppure trasformare l’immagine per renderla più accattivante e visivamente impattante? La scelta ricadde sulla seconda opzione. Richard Gray, il fotografo e designer che aveva lavorato con i Queen per circa 26 anni, e Angela Lumley, che creò illustrazioni aggiuntive, trasformarono il capolavoro di Grandville introducendo una tavolozza cromatica completa.

L’aggiunta del colore era una decisione audace ma necessaria. Gray, che aveva lavorato anche con artisti del calibro di Kate Bush, David Bowie, Duran Duran e aveva persino fotografato il concerto finale dei Queen con Freddie Mercury sul palco, sapeva esattamente come rendere l’immagine vibrante senza perdere l’essenza dell’originale. La colorazione non era casuale, ma strategica: ogni tonalità era pensata per aumentare l’impatto visivo e per guidare lo sguardo dell’osservatore attraverso i diversi elementi della composizione. Il risultato fu straordinario: l’immagine diventò uno dei più iconici artwork degli anni novanta, catturando perfettamente l’essenza del momento storico in cui l’album fu creato.

Una delle modifiche più affascinanti e discusse riguarda la sostituzione di uno degli elementi principali dell’illustrazione originale. Nel disegno originale di Grandville, il Giocoliere lanciava in aria una Croce della Legione d’Onore, un simbolo militare e decorativo francese che rappresentava un commento politico e satirico sui valori dell’epoca. Richard Gray e il team dei Queen decisero di sostituire questo simbolo con una banana.

Questa non era una scelta casuale, ma un atto creativo consapevole, un “twist surreale” aggiunto al surreale originale. Ci sono diverse teorie sulla ragione di questa sostituzione. La teoria più plausibile, o quella che mi piace credere sia la più verosimile, è che la banana fosse un riferimento diretto ad I’m Going Slightly Mad, a mio modesto parere una delle canzoni principali dell’album, dove Freddie Mercury cantava “I think I’m a banana tree” (Credo di essere un albero di banane). La banana diventava così un collegamento tra il concept visivo e il contenuto musicale dell’album, un wink complice all’ascoltatore che capiva il gioco ironico e surreale dietro l’intero progetto.

Inoltre, la banana rappresenta qualcosa di meno formale, più giocoso e leggero rispetto alla Croce: in un momento in cui Freddie Mercury stava affrontando la malattia in silenzio, la sostituzione della Croce, simbolo di autorità e serietà, con la banana, simbolo di leggerezza e umorismo, era una dichiarazione consapevole che “questo non è tutto così serio”. Il surrealismo di Grandville veniva reinterpretato attraverso la lente della cultura pop e dell’ironia britannica, creando un livello di significato aggiunto che elevava l’intera composizione.

Quindi, la copertina dell’album rappresentava il Giocoliere di Grandville con la banana al posto della Croce, completamente a colori e magnificamente stampata. Questa immagine diventò il volto pubblico dell’album, l’icona che i fan vedevano nei negozi e che rimane oggi una delle cover più riconoscibili della storia del rock. Richard Gray non si limitò a colorare l’immagine: reinterpretò attentamente ogni elemento visuale, assicurando che i colori supportassero il messaggio emotivo e simbolico del Giocoliere.

Richard Gray utilizzò un’altra illustrazione di Grandville per la copertina posteriore: un’immagine che aveva come protagonista un leone con una tuba di ottone al posto della testa. Questa era un’applicazione perfetta dello stile inconfondibile di Grandville, che era noto per le sue rappresentazioni uniche di animali e oggetti con espressioni umane. Il leone con la tuba rappresentava la potenza e la musicalità, perfetto per un album che era essenzialmente il canto del cigno di uno dei più grandi cantanti della storia del rock.

Una delle parti più creative del progetto coinvolse anche la inner sleeve dell’album, dove venivano solitamente stampati i testi e le credenziali musicali. Gray creò illustrazioni personalizzate per ogni membro della band, utilizzando il medesimo stile di Grandville ma applicando trasformazioni uniche a ciascuno. Era come se ogni Queen venisse rappresentato attraverso la lente surrealista di Grandville, mostrando il loro “volto interiore” piuttosto che la loro apparenza fisica:

Freddie Mercury era raffigurato circondato da gatti con una banana: un’immagine che combinava la tenerezza dei gatti che amava profondamente. Per chi non lo sapesse aveva una gatta chiamata Delilah, anche lei immortalata nell’album in una canzone dedicata. Un’immagine strana, dolce e profondamente personale.

John Deacon indossava un costume da giullare, circondato da un coniglio e una tartaruga: il giullare era il rappresentante della libertà creativa e dell’ironia, perfetto per il bassista che portava una parte sostanziale della creatività compositiva della band, mentre il coniglio e la tartaruga aggiungevano un elemento di paradosso e gioco.

Brian May era ritratto con una maschera di mimo che si staccava dal suo volto, circondato da serpenti al posto dei capelli richiamando esplicitamente Medusa e il concetto di trasformazione surrealista. Era un’immagine potente che catturava la dualità del chitarrista: da un lato il mimo che nasconde la vera natura, dall’altro i serpenti che rappresentano il caos creativo e la natura selvaggia della sua musica.

Roger Taylor era raffigurato indossando una maglietta con i simboli di stelle, strisce e soli, con un’aureola di raggi solari dietro la testa: l’immagine era molto celestiale, rappresentando la vitalità e l’energia del batterista, ma anche qualcosa di più elevato e quasi spirituale, come se il ritmo che produceva provenisse da una forza cosmica.

Ognuno di questi disegni era una celebrazione unica della personalità e del contributo musicale del membro stesso, ma tutto era raccontato attraverso il vocabolario visuale del surrealismo di Grandville, aggiornato per l’era moderna.

I singoli: un’estensione coerente del concept

Per il singolo di “The Show Must Go On“, probabilmente una delle ballate più potenti mai scritte dai Queen, Richard Gray attinse da un’altra sezione del libro Un Altro Mondo di Grandville: “Concert à La Vapeur” (Concerto a Vapore). Questa illustrazione rappresentava un’orchestra surreale dove gli strumenti e i musicisti venivano reinterpretati attraverso una lente completamente fantastica, perfetta per una canzone che parlava della determinazione di continuare a esibirsi nonostante le avversità. La stessa illustrazione fu utilizzata anche per il singolo di “Innuendo“, creando un collegamento visuale diretto tra il singolo omonimo e l’album.

Per il singolo di “I’m Going Slightly Mad“, la canzone più surreale e giocosa dell’album con quel celebre verso sulla banana, Richard Gray selezionò due illustrazioni di Grandville: “Volvox” e “The Cage of Heraldic Animals“. Queste immagini erano perfette per rappresentare visivamente la psicosi leggera e l’umorismo folle della canzone: il Volvox, un organismo sferico e organico, e la gabbia di animali araldici rappresentavano il caos ordinato e il disordine sistematico che caratterizzavano la canzone.

Sia “Headlong” che “These Are the Days of Our Lives” utilizzavano versioni colorate degli originali di Grandville. Entrambi i singoli beneficiavano quindi dello stesso trattamento cromatico applicato alla copertina principale, mantenendo un’estetica coerente all’interno di tutta la campagna di marketing dell’album. Questa continuità visuale era essenziale per far comprendere ai fan che stessero guardando un progetto unitario, dove ogni aspetto, dalla musica al design, era stato pensato con attenzione meticolosa.

Oltre la semplice colorazione

Quando si parla di “modifiche” apportate da Richard Gray e Angela Lumley alle illustrazioni di Grandville, non si tratta semplicemente di aver aggiunto colore alle immagini in bianco e nero. Era piuttosto un atto di reinterpretazione creativa, un dialogo silenzioso tra il genio del diciannovesimo secolo e i designer della fine del ventesimo. Gray e Lumley non stavano semplicemente “completando” il lavoro di Grandville; stavano traducendolo, adattandolo, rendendolo rilevante per un pubblico dei novanta e per un momento storico completamente diverso.

La scelta dei colori, ad esempio, non era casuale. Mentre l’originale era in bianco e nero, come richiedevano le tecniche di stampa dell’epoca, la versione per Innuendo doveva parlare al colore e alla vivacità del design editoriale moderno. Le tonalità scelte da Gray erano sofisticate ma vibranti, capaci di catturare l’attenzione senza risultare volgari o commerciali. Era un equilibrio delicato tra il rispetto per l’originale e la necessità di renderlo attuale.

Insistiamo sulla Banana come parte dell’identità

La sostituzione della Croce della Legione d’Onore con la banana era una modifica audace, ma perfettamente consapevole e concettualmente coerente. Non era un errore o una negligenza: era una decisione creativa ‘voluta’, una decisione che aggiungeva un livello di significato a tutto il progetto. La banana diventava un elemento ricorrente in tutto l’album: nel videoclip di I’m Going Slightly Mad, nella inner sleeve, nella copertina stessa; creando un’identità visuale riconoscibile che legava indissolubilmente il concetto musicale al concept visuale.

Questo tipo di reinterpretazione dimostra come Gray e Lumley comprendessero profondamente non solo il lavoro di Grandville, ma anche lo spirito dei Queen e il momento storico in cui operavano. Non stavano semplicemente applicando un filtro a un’opera storica; stavano creando qualcosa di nuovo, contemporaneo, che rispettava l’origine ma la trasformava in qualcosa di pertinente al presente.

Mentre Richard Gray si concentrava sulla reinterpretazione delle illustrazioni di Grandville, Angela Lumley creò illustrazioni aggiuntive che completavano il progetto. Benché i dettagli specifici del suo lavoro non siano largamente documentati, il suo contributo era essenziale per creare una visione coerente e completa dell’intera campagna visuale dell’album. Lumley lavorò in stretto coordinamento con Gray, assicurando che il suo stile fosse armonioso con la reinterpretazione delle immagini di Grandville, anche quando creava nuove composizioni.

Innuendo: un capolavoro di sincretismo artistico

L’album Innuendo dei Queen rappresenta uno dei rari esempi nella storia della musica rock dove il design visuale è elevato al medesimo livello di importanza della musica stessa. La scelta di utilizzare le illustrazioni di Jean-Ignace-Isidore Gérard, noto come Grandville, non era una scorciatoia creativa o un qualcosa di nostalgico per il passato. Era piuttosto una decisione profondamente consapevole, un riconoscimento che l’arte creativa non conosce i confini del tempo.

Grandville, illustratore e caricaturista francese del diciannovesimo secolo, aveva creato con Un Altro Mondo un’opera precursore del surrealismo, un viaggio nell’impossibile che catturava l’essenza della creatività umana senza limiti. Quando Roger Taylor scoprì queste illustrazioni e propose di utilizzarle come copertina di Innuendo, stava essenzialmente riconoscendo un’affinità spirituale tra il surrealismo del 1844 e l’atmosfera sospesa, ironica e malinconica che caratterizzava l’ultimo capitolo della storia dei Queen con Freddie Mercury.

Il lavoro di Richard Gray e Angela Lumley nel trasformare queste immagini non era una semplice operazione di colorazione. Era un atto di reinterpretazione creativa, dove il rispetto per l’originale si incontrava con la necessità di renderlo rilevante per un pubblico contemporaneo. La sostituzione della Croce della Legione d’Onore con una banana era un gesto audace che aggiungeva livelli di significato connessi direttamente alla musica dell’album. Le caricature di ogni membro della band trasformavano il design da semplice copertina a narrazione visuale completa, dove ogni elemento raccontava qualcosa della personalità e del ruolo musicale di ciascun Queen.

Oggi, più di tre decenni dopo la pubblicazione di Innuendo, quel design rimane una pietra miliare nel rapporto tra arte visuale e musica rock. Non è semplicemente “una copertina”: è una finestra su un momento storico specifico, una testimonianza della creatività senza limiti che caratterizzava i Queen; un tributo a due artisti separati da 147 anni ma uniti dal desiderio di stupire, provocare e emozionare il pubblico attraverso immagini che vanno oltre il contingente e toccano l’universale. Grandville non poteva sapere che le sue illustrazioni avrebbero adornato quello che molti considerano uno dei migliori album rock della storia, ma in un certo senso, il suo surrealismo senza tempo le aveva già preparate per questo momento di gloria.

Grandville, i Luna Sea, i Queen ed i Foresight

I Luna Sea sono una band country rock / psych‑prog anericana, proveniente dal Nebraska. Il loro omonimo album del 1976 è un raro LP registrato in Iowa e stampato in tiratura molto limitata. Musicalmente diviso in due anime: un lato più country / FM rock “alla Eagles” e un lato più prog/sinfonico con synth, chitarre in evidenza e flauto, oggi molto ricercato dai collezionisti di rarità psych‑prog. Alcuni articoli e schede tecniche per collezionisti citano esplicitamente il parallelo Queen/Luna Sea: il disco della band americana è “il precedente” sconosciuto che utilizza la stessa immagine ottocentesca, creando un curioso filo invisibile tra l’underground prog americano e l’ultimo grande album dei Queen. (Grazie all’amico Andrea Anelli per la segnalazione).

La connessione tra i Queen ed i Foresight passa interamente attraverso l’immaginario visivo di Grandville: Innuendo utilizza e reinventa il celebre giocoliere cosmico, trasformandolo in un simbolo surreale e teatrale dell’ultimo grande capitolo in studio con Freddie Mercury. A distanza di decenni, i Foresight, una band hardcore/metall di Cracovia, scelgono lo stesso giocoliere per l’EP omonimo, lasciandolo praticamente intatto, semplicemente stampandolo in chiave più cupa e contemporanea, come metafora di equilibrio precario, visione e tensione interiore. Ne nasce un curioso ponte culturale: da una parte una delle rock band più iconiche del Novecento, dall’altra un gruppo underground della scena hardcore europea, entrambi accomunati dall’uso di un’illustrazione ottocentesca per dare forma visiva a dischi che parlano, in modi diversi, di caos, destino e consapevolezza.

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