I Queen ed il Punk

Le origini del punk sono da ricercarsi sostanzialmente all’interno delle scene rock di Detroit e di New York verso la fine degli anni Sessanta, quando gruppi come Velvet Underground, MC5 e Stooges svilupparono uno stile che iniziava a distaccarsi dalle convenzioni tecniche di quello che era il rock in quel momento, in favore di forme espressive maggiormente basate sull’impatto sonoro. I Velvet Underground furono importanti precursori del genere punk grazie al loro uso del feedback, della distorsione e del rumore bianco. Ma soprattutto grazie al loro imprevedibile sperimentalismo, alla loro tecnica dilettantesca e al contenuto esplicito e provocatorio dei testi di Lou Reed che, negli anni del punk vero e proprio, divenne un’icona del movimento, guadagnandosi la copertina del primo numero della rivista sulla musica punk: Punk Magazine. Lou Reed fu riconosciuto dal nuovo movimento musicale come un importante padre fondatore. I Velvet Underground si guadagnarono la reputazione di “primo gruppo underground rock” e sono stati una grande ispirazione per molte delle successive band punk.

Alla fine degli anni Sessanta, la pubblicazione di due LP cult come, Kick Out the Jams degli MC5, e dell’omonimo album d’esordio dei The Stooges, capitanati dal “padrino del punk”, Iggy Pop, portò avanti il concetto di quel sound tipicamente punk, costituendo imprescindibili influenze per il genere. Questi gruppi sono stati successivamente definiti proto-punk.

Il panorama musicale a quell’epoca comprendeva gruppi antecedenti al riconoscimento vero e proprio del punk come genere. Ad esempio, i New York Dolls, i già citati The Stooges, Television, Patti Smith… avevano sviluppato un sound simile al punk, prima ancora della sua ondata nel panorama musicale. Altro gruppo iniziale del movimento punk sono i Ramones, esponenti di punta del garage rock di New York, che svilupparono le sonorità dei gruppi precedentemente citati, ma che, oltre a essere ispirati dal garage, presentavano fin dal 1974, influenze derivanti dal surf rock e dalla british invasion, verso forme più semplici, dirette e orecchiabili.
Oggi l’espressione punk rock tende a essere utilizzata in modo generico per definire qualunque gruppo abbia sonorità ruvide e d’impatto, mentre il semplice termine punk è destinato a definire i gruppi che hanno fatto parte del movimento del ’77 e successivi. Tuttavia, analogamente ad altri termini relativi al rock, il termine punk sarebbe solo un abbreviativo del genere punk rock.

Ma che cosa è il punk?

Come movimento, il punk per sua natura non è definibile. Nel suo libro Punk Style, Monica Sklar lo definisce “un nuovo modo vitale di esprimere idee di una sottocultura che comprendeva aspetti artistici, musica, moda e stile di vita… normalmente radicato in coloro che in qualche modo si sentono emarginati dalla società”.
La parola punk originariamente era un termine arcaico. Significava “prostituta” e c’è da dire che il termine “puncke” è stato usato in questo senso da Shakespeare in Misura per misura del 1603, seppure in modo ambiguo. Più tardi divenne un termine gergale per indicare i buoni a nulla miscredenti o quelli sempre in opposizione all’autorità. Era inoltre ampiamente usato nello slang dei carcerati per definire le vittime di sottomissione sessuale.

La sua nascita come corrente musicale non è chiara, ma probabilmente risale a molto prima di quando è stata percepita. Una nota sul quotidiano San Francisco Call del 3 ottobre 1899 riportava il commento indignato di un tale Otto Wise, che definiva il canto di un compagno di confraternita come “il canto più punk che abbia mai sentito”. In questo e in altri contesti musicali, la parola punk veniva usata come aggettivo per descrivere qualsiasi tipo di musica che fosse volutamente grezzo e non tecnico, riflettendo le caratteristiche di chi la faceva. Chiaramente era sempre usata in senso dispregiativo!

Ben lungi dall’essere la semplice espressione di idee alternative o musica banalmente di natura poco colta. Quando si affermò il punk era percepito come parte di una missione intenzionalmente provocatoria. Il dizionario Miriam-Webster definisce questo stile musicale “caratterizzato da espressioni estreme e spesso volutamente offensive di alienazione e malcontento sociale”, sebbene il termine non fosse di uso comune quando il movimento cominciò a farsi sentire. Era nell’aria: nel numero di maggio 1971 della celebre rivista musicale Creem, il giornalista Dave Marsh, in una retrospettiva sulla band statunitense degli anni ’60 “Question Mark and the Mysterians”, li descriveva come un “esempio di riferimento del punk rock”, segnando una delle prime volte in cui il termine veniva usato per definire un genere.

Gruppi americani come i New York Dolls e i Ramones (definiti “New York rock”), The Stooges e gli MC5 a Detroit (definiti “garage rock”) erano caratterizzati da una musicalità lontana dalla tecnica, ma soprattutto, da un approccio spavaldo.

Ma questo termine era associato a mascalzoni di vario tipo e veniva usato principalmente dai giornalisti per classificare gli elementi della loro musica. Un articolo del 1976 di John Ingham sulla rivista inglese Sounds era intitolato “Welcome to the (?) Rock Special”, dove il punto interrogativo indicava chiaramente come nessuno sapesse come chiamare il nuovo movimento che stava emergendo in USA, Australia e nel Regno Unito. Quantomeno sul versante orientale dell’Atlantico, il punk rock non ebbe una sua definizione identitaria finché non ci fu una band adatta a rappresentarla.
Ma in tutto questo… che ruolo hanno avuto i Queen nello sdoganare questo genere e darlo in pasto alle masse?

Come i Queen hanno spalancato le porte al punk

I Queen hanno dato accidentalmente ai Sex Pistols la loro grande occasione, anche se le band si odiavano a vicenda. Partiamo da qui! Tutti amano una bella faida e la storia della musica è piena di conflitti e scontri enormi. La guerra musicale tra i rocker affermati e i punk era in fermento già da mesi. Il punk si era prefissato come obbiettivo quello di mandare in pensione i pachidermi del rock e creare una nuova stirpe di idoli. I Pistols erano in ascesa e i Queen potevano cadere nell’oscurità.

Era un momento teso per entrambi i gruppi: i Sex Pistols non riuscivano ad esplodere mentre i Queen erano criticati aspramente da tutta la critica musicale che, ricordiamolo, non è mai stata troppo delicata con Freddie e co. Alla fine, però, le due band erano strettamente imparentate più di quanto si immaginasse: il numero di catalogo del singolo dei Queen del momento Somebody To Love è EMI 2565 mentre il nuovo singolo dei Sex Pistols Anarchy In The Uk è EMI 2566. Il primo è un brano gospel, molto elaborato e iperprodotto; il secondo è un brano veloce: chitarra, basso e batteria con una voce urlata e poco aggraziata. La fotografia delle due band!
Nel dicembre 1976, i Queen sarebbero apparsi in Today, un popolare talk show londinese. Tuttavia, Freddie Mercury non andava dal dentista da 15 anni e aveva un appuntamento programmato per lo stesso giorno e ora. Freddie ne aveva tremendamente bisogno, non poteva spostare la visita ed i Queen fatalmente saltarono l’apparizione televisiva. Come detto, il singolo pubblicato dalla EMI in quel momento era Anarchy In The Uk dei Sex Pistols, così, all’ultimo minuto, i produttori di Today si trovarono costretti ad accettare i punk rocker emergenti, che sono arrivati con il loro entourage e quel giorno fecero la storia della musica.

La prima apparizione televisiva dei Pistols li ha portati alla celebrità

L’intervista a Today è stata tesa fin dall’inizio. Al conduttore Bill Grundy quei ragazzacci non andavano a genio e lo espresse nella loro introduzione. Grundy ha criticato le 40.000 sterline date alla band come anticipo sul loro nuovo album; disse che era contrario al loro credo materialista e ebbe una risposta molto diretta ed impertinente dal chitarrista Steve Jones: “Li abbiamo spesi, cazzo, vero?” Da quella risposta la bagarre! Seguirono altre frecciatine e imprecazioni, ma le cose raggiunsero il culmine quando Grundy flirtò con una groupie, la futura rock star, Siouxsie Sioux. Steve Jones quindi lo definì un “vecchio sporcaccione”, facendo infuriare l’ospite, che lo incoraggiò a “dire qualcosa di oltraggioso”. Alla fine Jones disse a Grundy che era uno “sporco stronzo e un fottuto bastardo”. L’intervista scandalizzò e divertì il pubblico, provocando la sospensione di Grundy dalla TV e una pubblicità smodata per le nascenti star del punk.

Trascrizione del Grundy Show

Ho deciso di includere una trascrizione di tutto ciò che successe quel giorno. A volte si vedono alcune versioni tagliate ad hoc che fanno credere che quello che è successo è stata tutta colpa di Rotten che dice “merda”. In realtà il primo ad imprecare fu Jones, ma credo che Grundy fosse talmente alticcio ed impegnato in altro per sentirlo.

Quando leggerete cosa è successo, parola per parola, sarà molto divertente: perché non sembra molto scandaloso, anzi, sembra la conversazione in una chat di gruppo di ragazzini. Ciò che è capitato nel 1976, oggi, sarebbe una puntata normale di uomini e donne, o qualsiasi altro format che va per la maggiore, e nessuno batte ciglio. All’ora del tè su ITV in Gran Bretagna il 1° dicembre del 1976, però, questa è stata una delle vicnede che ha scosso l’intero Regno Unito, almeno per quanto riportato dai giornali scandalistici dell’epoca: era la cosa più spaventosa che sia mai successa. Quindi rilassatevi con i vostri popcorn, date una bella lettura e ditemi se siete d’accordo…
Grundy: Mi hanno detto che questo gruppo ha ricevuto 40.000 sterline da una casa discografica. Non sembra un po’ contrario al vostro stile di vita?
Glen: No, più ce n’è meglio è.
Grundy: Grundy: Davvero?
Glen: Oh sì.
Grundy: Bene, allora ditemi di più.
Jones: Li abbiamo spesi, no?
Grundy: Non lo so. E tu?
Glen: Si’, e’ tutto finito.
Grundy: Davvero? Buon Dio! Ora, voglio sapere una cosa …
Glen: Cosa?
Grundy: Fai sul serio o stai solo… cercando di farmi ridere?
Glen: No. Non c’è più. Andato.
Grundy: Davvero?
Glen:Sì.
Grundy: No, ma intendo riguardo a quello che state facendo…
Glen: Oh, sì.
Grundy: Dici sul serio?
Glen: Mmm.
Grundy: Beethoven, Mozart, Bach e Brahms sono tutti morti …
Johnny: Sono i nostri eroi, vero?
Grundy: Davvero? Cosa? Cosa sta dicendo, signore?
Johnny: Sono persone meravigliose.
Grundy: Lo sono?
Johnny: Oh sì! Ci eccitano molto. Ma sono morti.
Grundy: Supponiamo che facciano eccitare altre persone …
Johnny: Beh, magari son solo cazzi loro…
Grundy: Sono cosa?
Johnny: Niente. Una parola maleducata … Prossima domanda!
Grundy: No, no. Qual era la parola maleducata?
Johnny: ‘Cazzi’.
Grundy: Lo era davvero? Santo cielo, mi spaventi a morte.
Johnny: Oh va bene …
Grundy: E voi ragazze dietro?
Glen: È come tuo padre, questo tipo, o tuo nonno.
Grundy: Sei preoccupata o ti stai solo divertendo?
Siouxsie: Mi sto divertendo.
Grundy: Davvero?
Siouxsie: Sì.
Grundy: Ah, è quello che pensavo.
Siouxsie: Ho sempre voluto conoscerti.
Grundy: Davvero?
Siouxsie: Sì.
Grundy: Ci incontreremo dopo, va bene?
Siouxsie: [soffia un bacio]
Jones: Brutto stronzo. Vecchio sporcaccione.
Grundy: Beh, continua, capo, continua. Vai avanti, hai altri cinque secondi. Di’ qualcosa di scandaloso.
Jones: Sporco bastardo.
Grundy: Continua, di nuovo.
Jones: Sporco bastardo.
Grundy: Che ragazzo intelligente!
Jones: Che fottuta carogna!
Grundy: Bene, è tutto per stasera. L’altro rocker, Eamonn, non dico altro su di lui, tornerà domani. Ci vediamo presto. Spero di non rivedervi più. Da parte mia, però, buonanotte.

Mentre i titoli di coda passano alla melodia del tema, si vede Rotten che guarda il suo orologio e Jones che si gratta i gioielli di famiglia.

I Sex Pistols sapevano di essere stati un po’ sopra le righe, ma non avevano capito del tutto che erano dal vivo finché non sono usciti dal retro e tutti i telefoni hanno cominciato a squillare nella stanza verde. Erano i membri arrabbiati del pubblico che chiamavano per dire quanto erano indignati. Jones e Siouxsie rispondevano ai telefoni mandando tutti a quel Paese, peggiorando la situazione.

Erano tutti brilli eccetto Malcolm McLaren: maestro dei media, manipolatore e creatore di tutto che era bianco come un lenzuolo. Malcolm parlava sempre di anarchia, ma ogni volta che i Pistols facevano qualcosa di un po’ anarchico si cagava addosso. Diventava un po’ sfacciato se si faceva un paio di bicchieri, ma in fondo era un tipo piuttosto mite. Dopo quella sera pensò che tutti i suoi piani per portare in alto la band ed il punk fossero andati in fumo… ma… si sbagliava.

I brutti pensieri sparirono la mattina seguente. I Sex Pistols erano in prima pagina: ‘furore e oscenità’. Malcolm non ci ha messo molto a capire di dire a tutti che l’intera faccenda era stata una sua idea. Era così che la band doveva funzionare: Jones e/o Johnny facevano le cose in modo spontaneo e Malcolm si inventava un manifesto per spiegare perché dopo era tutto così figo.

Grundy era la grande linea di demarcazione nella storia dei Sex Pistols. Prima di quella apparizione la band si occupava solo di musica, ma da quel momento in poi iniziò ad occuparsi dei media. Per certi versi è stato il momento più bello dei Sex Pistols, ma per altri è stato solo l’inizio della fine.


Intervista a Glen Matlock

In seguito Glen Matlock scoprì che Bill Grundy aveva litigato con il suo produttore perché non voleva fare l’intervista ai Sex Pistols. Racconta così il bassista dei Pistols: “Quindi non so se si fosse ubriacato per dimostrare al suo produttore che non gliene fregava un cazzo, o se avesse fatto lo show così tutte le sere. In ogni caso, lui era incazzato e ubriaco… Ad essere onesti lo ero anch’io: mi ero scolato almeno due bottiglie di Blue Nun nella stanza verde, forse tre e se ci fosse stata una Green Nun nella stanza blu, avrei bevuto anche quella. Ma a me è andata meglio che a lui. A me il bere o le droghe mi hanno aiutato davvero. Non dico che avrei avuto troppa paura ad affrontare Grundy se non avessi bevuto quel vino, ma avendolo bevuto in quel momento sono stato fottutamente audace. Comunque dal momento in cui siamo entrati, a Grundy non siamo piaciuti. Il suo unico obiettivo era quello di farci sembrare stupidi, non aveva alcun interesse a parlare, ad instaurare una conversazione normale. Questo era un po’ il modus operandi di quei tempi; era il vecchio sistema di classe British che funziona a piena potenza. Le persone in quelle posizioni, giornalisti, gente della TV e della radio, ti parlavano sempre con voce bassa e cercavano di catturarti chiedendoti quanti soldi facevi. Come se fossi un contadino coperto di merda che dovrebbe essere grato di non aver lucidato gli stivali del maestro con il tuo cazzo di certificato di nascita. Facevano i puritani davanti alle telecamere ma dietro le quinte ne combinavano di tutti i colori. Quegli stronzi facevano ogni tipo di cazzata e poi si coprivano a vicenda. Basta vedere la bruttissima vicenda su Jimmy Savile. Rotten cercò di dire la verità su di lui in un’intervista radiofonica del 1978 ma la BBC lo interruppe, cazzo. Ora, in generale direi di prendere con le pinze quello che dice Johnny, ma immaginate quanti bambini non sarebbero stati rovinati se avessero ascoltato quelle parole in quell’occasione.”

La musica punk ha scosso il mondo del rock

Il rock nella prima metà degli anni ’70 era spesso considerato appariscente e artistico. Alcuni degli artisti più famosi hanno iniettato elementi progressivi, glamour o addirittura operistici nella loro musica, e tra questi sicuramente figurano i Queen, che hanno offuscato i confini tra rock e musica classica con il loro successo “Bohemian Rhapsody”.

Quando il movimento punk esplose nel 1976, la nuova moda era il rock essenziale, grezzo e onesto. Pete Townshend degli Who ha detto: “Il punk rock è stato lo tsunami che ha minacciato di annegarci tutti nel 1977“. Il risultato fu un calo del successo commerciale e di critica per l’album dei Queen del 1976, A Day At the Races.

L’incontro tra i Queen ed i Sex Pistols

L’incontro più famigerato tra i due gruppi avvenne quando un Sid Vicious visibilmente alterato irruppe nella sala di controllo dei Queen e si inimicò Freddie Mercury. “Sei riuscito a portare il balletto alle masse?” ha deriso il bassista, riferendosi ad una risposta ad un’intervista di Mercury. Il cantante dei Queen ha risposto: “Oh sì, Simon Ferocious. Stiamo facendo del nostro meglio, caro“. Prima di infilarsi le spille da balia sulla giacca, il bassista dei Sex Pistols si è poi avvicinato a Mercury, ma il frontman dei Queen pare lo abbia afferrato per il bavero e lanciato fuori dalla stanza.

Le due band si sono incrociate non molto tempo dopo la fatidica intervista di Today. Entrambi i gruppi stavano registrando i loro album ai Wessex Studios di Londra, e si ritrovarono a stretto contatto per settimane. Sebbene le band non siano mai state amiche, il chitarrista dei Queen Brian May dice che la maggior parte degli incontri nei corridoi erano educati. “Ho avuto alcune conversazioni con John Lydon, che è sempre stato molto rispettoso. Abbiamo parlato di musica.“


John “Johnny Rotten” Lydon

“Per me la musica punk era la prova che siamo riusciti a cambiare la nostra vita attraverso la musica, dare un senso a quello che dicevamo, per attaccare il sistema politico.” Anche se ci sono poche prove a sostegno di questa storia, Johnny Rotten afferma che Brian May lo ha invitato ad aggiungere alcuni cori in un brano dell’album News of the World. Sfortunatamente non ricorda a quale canzone potrebbe aver contribuito o meno.

Il batterista Roger Taylor era conosciuto come l’esperto di musica, era sempre attento alle nuove mode musicali. Brian May disse alla rivista Ultimate Classic Rock: “Penso che Freddie, John e io vivevamo nel nostro mondo, ma Roger era consapevole di quello che stava succedendo con il punk“.

È logico che Taylor avesse una forte ammirazione per Johnny Rotten. Ha detto del frontman: “Ha in un certo senso cristallizzato l’intero atteggiamento punk. Non c’è dubbio: aveva un carisma straordinario“.

Apparentemente Rotten era un fan dei Queen, come poteva andava a vederli dal vivo. Quando li capitò l’occasione provò ad andare a salutare Freddie Mercury in studio. Nonostante le proteste dell’ingegnere del suono Bill Price, Rotten andò a trovare Freddie e poi lo rassicurò dicendo che l’incontro era andato liscio. Ma poco dopo, Mike Stone, il produttore dei Queen è passato da Price dicendo: “Freddie suonava il piano. Uno dei tuoi ha strisciato a quattro zampe attraverso il nostro studio fino al lato del pianoforte, ha detto: ‘Ciao Freddie’ e se n’è andato sempre a quattro zampe. Potresti assicurarti che non lo faccia di nuovo?”

Intervista a Steve Jones

Steve Jones, il chitarrista dei Sex Pistols, era un appassionato di musica glam: “Tra la fine dell’estate e l’autunno del 1973 nella musica si stava andando verso quella che si potrebbe definire la fine del glamour. I Mott the Hoople’s erano uno dei miei gruppi preferiti. Wally una volta mi ha accennato di aver portato alle prove anche il primo album dei Queen e il singolo “The Rocker” dei Thin Lizzy. Abbiamo visto i Queen sostenere i Mott the Hoople all’Hammersmith Odeon dove c’è stata una rivolta. Entrambe le band hanno dovuto fare due spettacoli perché avevano venduto troppi biglietti. È stato fottutamente eccellente. I Queen erano bravi anche allora, più un gruppo hard-rock glamour che lo strano tipo di pop in cui si sarebbero trasformati in seguito, ma in ogni caso Mercury era sicuramente ancora in ascesa in quella fase. Per quanto riguarda la nostra band, la prospettiva di prendere il nostro posto in prima linea nel rock sembrava ancora lontana. Era da un po’ che cercavo di coinvolgere Malcolm McLaren perché pensavo che potesse aiutarci, ma all’inizio non sembrava troppo interessato a noi, e non credo che il nostro cambio di nome da The Strand a Swankers abbia fatto qualcosa per convincerlo… Quando finalmente ha dato il suo contributo, però, è stato un grande successo.”

Quindi anche un Sex Pistols, duro e puro, come Steve Jones era uno a cui piacevano i Queen e Freddie Mercury, la cosa più lontana da quello che era il punk.

Alla fine i gruppi seppellirono l’ascia di guerra

Possiamo dire senza ombra di dubbio che News Of The World sembra una risposta al punk. Di fronte al clima mutevole della cultura rock, i Queen utilizzarono un suono più snello e sporco nel loro album del 1977. Abbandonarono le iper produzioni di A Night At The Opera ed A Day At The Races; “We Will Rock You”, la canzone che apriva il disco, ad esempio non includeva alcuni degli svolazzi per cui i Queen erano famosi. Era farcita di semplici applausi e colpi rauchi simili a quelli ascoltati in uno spettacolo punk. Alla fine possiamo parlare di un album dalle sonorità che riprendono la popolarità del punk ma con la grandezza dei Queen, e questo ha permesso a Mercury e soci di sopravvivere.

La faida latente tra i due gruppi non è mai ufficialmente finita, forse perché non è mai iniziata, a differenza di quello che hanno sempre voluto farci credere i discografici ed i critici musicali del tempo. “Alla fine ho capito che la musica avrà la meglio, indipendentemente dalle presunte regole e regolamenti che ci venivano sempre lanciati contro“, disse in seguito Johnny Rotten .

Brian May disse a Steve Jones decenni dopo: “Hai realizzato un album che ha cambiato il mondo” e aggiunse che Never Mind the Bollocks era “grande musica“.

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