A Night at the Opera è il quarto album in studio dei Queen, pubblicato in UK il 28 novembre del 1975 sotto etichetta EMI mentre negli USA venne pubblicato il 2 Dicembre del 1975 per la Elektra Records. Questo album fu realizzato in diversi studi di registrazione tra l’agosto ed il novembre del 1975. Include materiale molto complesso dal punto di vista della produzione con un vasto impiego di sovraincisioni. Un lavoro che abbraccia un ampio ventaglio di stili musicali: ballate, music hall, dixieland, hard rock e rock progressivo. Una curiosità: oltre al loro abituale equipaggiamento, i Queen ricorsero anche a diversi strumenti quali contrabbasso, arpa, ukulele e banjo. Alla sua pubblicazione raggiunse la vetta della classifica britannica e la posizione numero 4 nella Billboard 200, diventando il primo disco di platino della band negli Stati Uniti. Le vendite mondiali complessive del disco superarono le 6 milioni di copie.
A Night at the Opera ricevette recensioni contrastanti dai critici musicali, ma generalmente lodarono le raffinate tecniche di produzione e la varietà di stili musicali in esso contenuti. Molti riconobbero l’importanza dell’album come “l’opera che fece definitivamente diventare i Queen delle superstar.” Due anni dopo la sua pubblicazione, A Night At The Opera, ricevette due nomination ai Grammy nelle categorie “Best Pop Vocal Performance by a Duo, Group or Chorus” e “Best Vocal Arrangement for Two or More Voices”. A posteriori, l’album è ora considerato il capolavoro dei Queen, e uno dei migliori dischi della storia del rock. Nel 2018, è stato ammesso nella Grammy Hall of Fame e nel 2020 è stato inserito alla posizione numero 128 della lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone. Il disco compare inoltre nel volume 1001 Albums You Must Hear Before You Die. Ma come nacque questo capolavoro? Ebbene, la scintilla fu la caparra per l’appartamento di John. A causa dei soldi scoppiò la guerra tra i Queen ed i fratelli Sheffield. Non si poteva più tornare indietro!
I fan pensavano che i Queen fossero ricchi invece… Taylor aveva investito i pochi risparmi in un’Alfa Romeo. John aveva speso quaranta sterline per la sua prima auto, una Mini Cooper rinominata Silver Bullet per il suo colore argento. Brian viveva in un seminterrato con la muffa alle pareti. Freddie viveva con Mary in un appartamento in Holland Road, a Kensington, non era molto meglio rispetto a quello del chitarrista. Purtroppo, chi è causa del suo mal pianga sé stesso! Infatti, i quattro avevano firmato con la Trident un contratto un po’ capestro che prevedeva uno stipendio di venti sterline a testa alla settimana, aumentato poi a sessanta sterline più una strumentazione nuova dopo il successo del precedente Sheer Heart Attack. I soldi erano molto pochi. John chiese un anticipo di quattromila sterline, la famosa caparra di qualche riga più su, per acquistare un appartamento visto che la moglie Veronica, era incinta di Robert. I fratelli Sheffield risposero con un secco no! Lo stesso no venne detto anche a Freddie che aveva chiesto un pianoforte a coda. I Queen erano al verde e non capivano il perché. Ma è Brian May che ci viene in soccorso spiegandocelo: “Il contratto che avevamo firmato era una serie di scatole cinesi: i nostri profitti si dividevano tra i nostri manager, la casa discografica, chi ci distribuiva, e poi nella scatola più piccola c’eravamo noi. Non ci sarebbe mai stato modo di guadagnare nulla con un accordo del genere.” Il no a John, a Freddie, ma soprattutto l’acquisto di una nuova Rolls Royce da parte di uno dei loro manager, fece saltare il tappo! I Queen decisero di chiudere con la Trident e di intraprendere un’azione legale per recuperare quei soldi che ritenevano fossero loro. Peccato che, nella realtà, non era proprio così semplice. Decisero di ingaggiare Jim Beach, avvocato specializzato in contratti musicali, che provò a parlare con gli Sheffield. La risposta fu che nulla era dovuto ai Queen ma che era la band a dovere centonovantamila sterline alla Trident. La colpa venne data al tour americano organizzato da Jack Nelson, annullato dopo l’inizio della vertenza legale, con pesantissime penali da pagare. Di fatto, i Queen erano sull’orlo della bancarotta. Vista la situazione, la band aveva urgente bisogno di un manager che potesse tutelarli in qualche modo. Nell’ordine furono scartati: Peter Grant dei Led Zeppelin, Peter Rudge dei Rolling Stones e Don Arden degli ELO. I Queen non avevano ancora un manager, la situazione era al limite. Decisero così di ascoltare il suggerimento dell’amico Elton John: il suo manager John Reid. Il piano del nuovo manager per rialzarsi fu sorprendente quanto banale: tornare in studio e fare il miglior album che avessero mai realizzato. I ragazzi lo presero alla lettera!
Abbandonati i Trident Studios, nell’agosto 1975 i Queen si trasferirono ai Rockfield Studios, dove posero le basi per la creazione del capolavoro. Riuscirono a mantenere la collaborazione con Roy Thomas Baker ed in breve tempo si resero conto che stavano creando qualcosa di epico. Il marchio di fabbrica Queen, ovvero una produzione stratificata, venne portato al limite dell’esasperazione e durante la registrazione di Bohemian Rhapsody la leggenda narra che il nastro fosse così consumato dalle varie sovraincisioni da essere diventato quasi trasparente. A Night At The Opera può essere definito un lavoro certosino, una sorta di training on the job, come lo ricordava Freddie: “Creando questo album abbiamo imparato un bel po’ di cose sulla tecnica in studio. Il povero fonico soffriva perché volevamo quanto più livello possibile. Continuavamo a spingere in avanti i cursori sul mixer e Mike Stone ci scongiurava: ‘Non resterà inciso, non c’è modo!’”. In effetti il problema era che se il livello del suono fosse stato troppo alto, suonando il disco la puntina avrebbe rischiato di saltare, rovinando così l’ascolto. Affidammo a Stone l’ulteriore compito di trovare uno studio, a New York o dove cavolo volesse, per poter incidere ai livelli esagerati che desideravamo. Era un rischio, perché noi volevamo mettere sempre più musica nei nastri, però allo stesso tempo non dovevamo esagerare, altrimenti la qualità ne avrebbe risentito. Ma Mike era proprio bravo.”
Durante la lavorazione dell’album ognuno lavorava alle proprie canzoni, per poi sottoporle alla valutazione dei compagni e farle diventare “canzoni Queen”. Oltre a Mercury e May, con Taylor terzo incomodo, anche Deacon aveva cominciato a scrivere rendendo la band un gruppo di quattro autori. La band lavorava tra sette studi perché di fatto vennero utilizzati pure i Trident, anche se non comparvero nei crediti sul disco: l’ultima traccia, God Save The Queen, era stata registrata prima del litigio, durante lo Sheer Heart Attack Tour, per essere utilizzata come base durante i saluti di fine concerto. Il disco ospitava ogni genere musicale, dal rock al pop, dal vaudeville al dixieland passando al country e all’opera, naturalmente. Conteneva quella che sarebbe diventata la canzone dei Queen più breve di sempre, Lazing On A Sunday Afternoon, 1’06’’, e la più lunga in assoluto, The Prophet’s Song 8’19’’. A Night At The Opera infranse anche un altro record: costò tra le quarantamila e le quarantacinquemila sterline, l’album più caro dell’epoca. Ma furono soldi spesi bene fino all’ultimo centesimo! Il risultato è un disco sontuoso, con varie sovraincisioni e senza uso di sintetizzatori, come ormai orgogliosamente indicato sulle note di copertina. Un disco di grande valore a cui mancava un titolo. L’idea venne a Mercury e a Taylor, un sabato sera avevano a disposizione una nuova invenzione chiamata videoregistratore. Roy portò il film dei fratelli Marx, A Night At The Opera, e ai due amici venne l’illuminazione: perché non chiamare il disco così? È un bel titolo e si adatta benissimo alla musica, per così dire, operistica. Anche per la copertina venne scelta una linea simil operistica: completamente bianca, una specie di programma con i titoli delle canzoni in corsivo sul retro incorniciati da due maschere teatrali. Nome della band e titolo, sempre in corsivo, accompagnavano il frontespizio con il bellissimo logo del gruppo.

A Night At The Opera è uno di quei dischi dopo il quale nulla sarà più come prima. Se prima i Queen erano un gruppo che aveva qualcosa dei Led Zeppelin, qualcosa dei Beach Boys, qualcosa di qualcun altro ancora… dopo questo disco i Queen sono soltanto i Queen. Dalla pubblicazione di questo capolavoro della musica saranno in tanti a cercare di emulare Freddie e soci. Nel frattempo, la causa con i fratelli Sheffield venne chiusa prima dell’inizio delle registrazioni indennizzando la Trident con centomila sterline e con l’uno per cento dei proventi dei successivi sei album della band. A quei soldi si aggiungerà un ulteriore indennizzo corrisposto alla Trident per l’allusione a Norman Sheffield nel testo di Death On Two Legs.