Lato A
1. Death on Two Legs (Dedicated to…) – 3:43 (Mercury)
2. Lazing on a Sunday Afternoon – 1:07 (Mercury)
3. I’m in Love with My Car – 3:05 (Taylor)
4. You’re My Best Friend – 2:52 (Deacon)
5. ’39 – 3:31 (May)
6. Sweet Lady – 4:04 (May)
7. Seaside Rendezvous – 2:16 (Mercury)
Lato B
8. The Prophet’s Song – 8:21 (May)
9. Love of My Life – 3:39 (Mercury)
10. Good Company – 3:23 (May)
11. Bohemian Rhapsody – 5:55 (Mercury)
12. God Save the Queen – 1:15 (tradizionale, adattamento musicale di May)
Tracce bonus nella riedizione CD del 1991 della Hollywood Records
13. I’m In Love With My Car (1991 Bonus remix by Mike Shipley) – 3:28 (Taylor)
14. You’re My Best Friend (1991 Bonus remix by Matt Wallace) – 2:52 (Deacon)
EP bonus nella riedizione CD del 2011 della Island/Universal Records
1. Keep Yourself Alive (Long-Lost Retake, June 1975) – 4:04 (May)
2. Bohemian Rhapsody (Operatic Section A-cappella Mix) – 1:03 (Mercury)
3. You’re My Best Friend (Backing Track Mix 2011) – 2:57 (Deacon)
4. I’m in Love With My Car (Guitar & Vocal Mix 2011) – 3:18 (Taylor)
5. ’39 (Live at Earl’s Court, June 1977) – 3:46 (May)
6. Love of My Life (South American Live Single, June 1979) – 3:43 (Mercury)
DVD bonus nella 30th Anniversary Collectors Edition del 2005
1. Death on Two Legs (Live) (Mercury)
2. Lazing on a Sunday Afternoon (Foto Gallery)
3. I’m in Love With My Car (Live) (Taylor)
4. You’re My Best Friend (Music Video) (Deacon)
5. ’39 (Brian May Live 2005) (May)
6. Sweet Lady (Live) (May)
7. Seaside Rendezvous (Music Video) (Mercury)
8. The Prophet’s Song (Live) (May)
9. Love of My Life (Live) (Mercury)
10. Good Company (Music Video) (May)
11. Bohemian Rhapsody (Music Video) (Mercury)
12. God Save the Queen (Live) (tradizionale, adattamento musicale di May)
Bonus videos 2011 iTunes deluxe edition
1. Bohemian Rhapsody (no flames original version) (Mercury)
2. Seaside Rendezvous (30th anniversary 2005) (Mercury)
3. Love of My Life (live at Milton Keynes ’82) (Mercury)
Tracks by tracks
Death On Two Legs (Dedicated To…)
Prima di cominciare le session per la realizzazione di A Night At The Opera, si concluse la vicenda giudiziaria con i fratelli Sheffield. Ovviamente l’accordo vide i Queen sconfitti e dovettero risarcire la Trident. Non solo: nell’accordo i fratelli Sheffield si erano assicurati una percentuale sulle vendite dei prossimi 6 dischi della band! I Queen erano al verde! Freddie non la prese benissimo e si presentò ai suoi compagni con un pezzo al veleno. Il cantante descrisse il senso della canzone e tutti si erano mostrati d’accordo nel registrarla e pubblicarla… poi però, leggendo meglio il testo, ci ripensarono. Il “morto in piedi” non aveva un nome e cognome chiaro, tuttavia, era evidente che il destinatario di questa particolare dedica fosse Norman Sheffield. In una intervista rilasciata a Record Collector nel Giugno del 2002 Greg Brooks, a proposito della registrazione di questa canzone, ha detto: “Freddie ha provato infinite volte a mettere giù la traccia di pianoforte prima di riuscirci. Ha imprecato, si è scusato, ha provato, ha dato al pianoforte delle botte frustrate e alla fine ci è riuscito. “Psycho Legs”, come veniva occasionalmente etichettato, è stato registrato per la maggior parte ai Sarm Studios ed è ancora una volta uno spaccato della capacità di Freddie di catturare i testi in modo conciso ed eloquente, raccontando la sua storia con un atteggiamento pratico e chiedendo all’ascoltatore di prestare attenzione.” Durante le esibizioni dal vivo, Mercury introduceva la canzone dedicandola a “un gentiluomo figlio di puttana”, anche se questa frase è stata censurata nell’ album Live Killers del 1979. Death on Two Legs rimase in scaletta fino al Gluttons For Punishment Tour del 1981. L’introduzione al pianoforte è stata suonata occasionalmente durante i tour di Hot Space e The Works.
(Album Version) 3:44
(30th Anniversary DVD Intro) 0:40
(The eYe Version 1) 0:38
(The eYe Version 2) 3:06
(Piano Version aka Psyco Legs)
Lazing On A Sunday Afternoon
La prima traccia del disco, l’arrogante Death On Two Legs, si lega a questa elegante Lazing On A Sunday Afternoon senza pausa. Dall’ultimo verso “I feel good” al pianoforte in stile Le comiche, è un attimo. Dopo la sfuriata contro l’ex manager si passa ad un pezzo breve, spensierato e giocoso. Un cambio di atmosfera totale ma non casuale: infatti i due brani rispecchiano la personalità del loro autore, Freddie Mercury. Lazing On A Sunday Afternoon racconta nel dettaglio la settimana di un tipo ordinario. Un brano giocoso che racchiude dei cori che, sono un misto tra delicatezza e potenza; con la voce solista che viene filtrata prima dal mixer che la rimanda a un paio di cuffie sistemate in una scatola di latta contenente un microfono che registra ciò che esce dalle cuffie ad un volume altissimo. L’assolo di chitarra di May ci porta all’intro di I’m In Love With My Car, che comincia senza stacchi. Si dice anche che l’assolo di chitarra sia stato registrato sulla traccia vocale, poiché non c’erano più tracce su cui registrare, come spiegato dal produttore Roy Thomas Baker durante il documentario Classic Albums.
(Album Version) 1:07
(Hollywood Records Remaster Error) 1:07
(Withdrawn Preliminary Mix)
I’m In Love With My Car
La leggenda narra che Roger si presentò in studio con un demo piuttosto grezzo eseguito solo alla chitarra e lo fece ascoltare a Brian. Il chitarrista ascoltò il brano e non ne rimase minimamente entusiasta: il testo parlava dell’amore di un uomo verso la sua macchina. May pensò ad uno scherzo… ed invece il biondo Taylor era serio. Anche Freddie, che a stranezze era messo bene, l’idea di una canzone il cui protagonista si innamora di un’automobile sembrava un po’ troppo bizzarra. Dopo essere riuscito ad avere un posto nell’album, Roger continuò a martellare i compagni per far si che il suo pezzo uscisse anche come singolo. Per gli altri tre era troppo: all’unanimità vinse il no! Ma Roger era convinto di questa canzone e dopo che Bohemian Rhapsody venne scelto come primo singolo, il batterista ottenne di pubblicare la sua canzone come lato B. Anche qui si dice che Roger minacciò di rinchiudersi in un armadio e di non uscire più… Tornando al brano, nei crediti c’è pure una dedica a “Jonathan Harris, pilota automobilistico fino alla fine”, uno dei roadie della band che era davvero innamorato della sua auto. Nell’incisione compare anche il rombo dell’auto del batterista, un’Alfa Romeo. I’m In Love With My Car è la prima canzone hard rock del disco ed è cantata dal suo stesso autore. Una curiosità su questo pezzo: a differenza dello standard del rock, questo brano è in 6/8, il tempo del valzer che dà alla canzone un senso di inarrestabilità. Greg Brooks, storico archivista della band, nel 2002 disse a Record Collector: “Le registrazioni demo portate alla luce di recente della canzone nella sua primissima forma, sono intriganti, con Roger alla voce e alla chitarra. I testi sono improvvisati. La canzone ha subito una notevole alterazione lungo la strada verso la versione definitiva.” La canzone è stata spesso suonata dal vivo durante il periodo 1977-1981. Taylor la cantò dalla batteria mentre Mercury suonò il pianoforte e fece da corista.
(Album Version) 3:05
(Single Version) 3:12
(Rocks Mix) 3:11
(Guitar & Vocal Mix 2011) 3:20
(Mike Shipley Remix)
(Live at the Hammersmith Odeon, 1979) – Absolute Greatest Streaming Video Version 2:02
(Acoustic Demo Version)
(Rock You Version) 2:02
You’re My Best Friend
Con You’re My Best Friend ci troviamo di fronte al quarto genere musicale diverso in quattro canzoni. Stavolta siamo di fronte ad un perfetto brano pop. Dovete sapere che John aveva pensato questo pezzo per essere suonato su una tastiera elettrica, cosa che non incontrava certo l’entusiasmo di Freddie Mercury, che detestava quella roba dal suono metallico. Così nell’incisione finale John suonò anche la tastiera. Anche Taylor ebbe da dire qualcosa contro il testo scritto da Deacon, ma il bassista non si scompose e la canzone diventò un successo. You’re My Best Friend fu accompagnata da un video in una stalla con la sola illuminazione di centinaia di candele. La canzone venne pubblicata come secondo singolo con ’39 di May sul lato B. Una sorta di antitesi di Bohemian Rhapsody: tanto rivoluzionario era il primo singolo dell’album, quanto tremendamente normale il secondo. Questo brano, nel corso degli anni, ha generato diverse speculazioni all’interno del mondo Queen su chi sia la migliore amica o il migliore amico di cui si parla nel brano. Deacon, a tal proposito, non si è mai pronunciato, gli altri pare di sì e sembri si tratti della moglie del bassista, Veronica Tetzlaff. Qualcuno ha pensato che si riferisse a Mercury, colui che lo stimolava e lo spingeva sempre a buttarsi, soprattutto nella scrittura. Altri addirittura pensarono alla cocaina… Ma nel 1996, in un Q&A con i fan John disse: “Forse è per Veronica.” Caso chiuso.
(Album Version) 2:50
(Greatest Video Hits 1 Surround Mix) 3:02
(Video CD Version) 2:47
(Karaoke Version) 2:53
(Backing Track Mix 2011) 2:58
(Matt Wallace Remix) 2:52
’39
’39 è un pezzo acustico. Lo definirei skiffle, ovvero un mix di country, folk, blues e jazz. L’idea nasce al risveglio, dopo un sogno che il chitarrista aveva fatto. Il brano parla del viaggio, ma non dei marinai che partano su una nave in cerca di nuove terre… No, sarebbe stato troppo scontate! May racconta la storia di alcuni astronauti che partono con un’astronave alla ricerca di nuovi mondi ma, a causa della relatività, dell’effetto di dilatazione dello spazio-tempo, viaggiano a una velocità vicina a quella della luce. La percezione del tempo è quindi diversa rispetto a quella percepita da chi è rimasto sulla terra. Quando tornano a casa credono che sia passato un anno, mentre per i terrestri gli anni passati sono cento. La canzone parte con un’introduzione per sola chitarra, che verrà ripresa nella chiusura, e poi si trasforma in una saltellante ballata acustica con May alla voce. John suona il contrabbasso. Nell’omogeneità della canzone spicca per diversità il bridge strumentale, che si ispira alle colonne sonore dei film di fantascienza facendoci vivere il viaggio interstellare. Dal vivo i quattro eseguivano il brano in proscenio con grancassa, tamburello, chitarra e basso: la voce tornava a essere quella di Freddie. Questa versione diventava quasi rockabilly.
(Album Version) 3:30
(Single Version) 3:30
(Queen 40 Radio Sampler Version) 3:31
(Classic Albums Studio Performance by Brian May) 2:50
(Live At Earl’s Court, 1977) 3:47
(Rock You Version) 3:13
Sweet Lady
Sweet Lady può essere definito un pezzo pop rock che parla di una relazione turbolenta dove lui viene trattato come un cane da lei, una donna viziata e aggressiva. Una relazione tossica della quale, il protagonista del brano, è consapevole di essere trattato come uno zerbino, e fa fatica a liberarsi di lei, fino al finale: dove con tono sarcastico saluta la signora. Brian non ha mai parlato apertamente del testo, non sappiamo se sia o meno un pezzo autobiografico o ispirato a qualcuno a lui vicino, sappiamo però che ha sempre voluto sottolineare la complessa struttura musicale di questa sua composizione. Infatti il brano è in 3/4 invece dei soliti 4/4. Anche in questo caso viene usato il tempo del valzer. Tradizionalmente il 3/4 è una forma musicale soft, fatta per ballare. In questo caso, il colpo di genio, è di avere un riff in 3/4 aggressivo, che tutto fa pensare tranne che a ballare e divertirsi. Il classico 4/4 si ha nel bridge mentre nel finale il ritmo si alza, diventa quasi boogie woogie. A tal proposito Roger Taylor ha sempre considerato questo pezzo molto complesso da eseguire con la sua batteria.
(Album Version) 4:02
(Early Mix – Sarm Studios Reel To Reel Tape) 4:09
(The eYe Version) 1:03
(Live In Hyde Park, 1976) 4:07
Seaside Rendezvous
Questo brano nasce quasi come un gioco che chiude una facciata dove si è ascoltato ogni genere di musica. Il pezzo esalta le stravaganze vocali di Freddie ed ha un’aria da musica anni ’20. Un pezzo che dura poco più di due minuti, ma ha al suo interno un sacco di sperimentazione. Ad esempio il tip tapo che sentiamo sono Roger e Freddie che, usando dei ditali, battevano sopra una scrivania. Sempre Roger fece una sessione con gli ottoni mentre Freddie suonava i legni. A proposito del brano Freddie dichiarò: “Roger fa la tuba e il clarinetto con la voce, non so se mi spiego. Un giorno gli farò ballare anche il tip tap. Gli dovrò comprare delle scarpette da Ginger Rogers.” La leggenda narra che i due hanno trovato i suoni che cercavano usando solo la loro voce, mascherando la bocca con pettini, carta velina… Un po’ come vedere Fantozzi e Filini fare il famoso accento svedese. Una curiosità che sanno in pochi: Seaside Rendezvous è l’unica canzone dell’album in cui Brian non compare.
(Album Version) 2:14
The Prophet’s Song
The Prophet’s Song è un capolavoro scritto da May che doveva essere il singolo di apertura del disco, prima che Freddie tirasse fuori dal cilindro Bohemian Rhapsody, che oscurò questo gran pezzo. Il titolo provvisorio era People Of The Earth, un brano rivoluzionario e spettacolare. Un pezzo epico, colossale, un brano veramente heavy. Anche questa canzone nasce da un sogno del chitarrista, che si stava riprendendo dopo la malattia che lo aveva colpito durante la registrazione di Sheer Heart Attack: “Ho sognato un profeta che sembrava volersi vendicare sulla gente, con qualcosa tipo un’inondazione. Una specie di diluvio universale.” Così racconta il chitarrista in merito al sogno ispiratore del testo che ha molti riferimenti all’Arca di Noè, alla Scala di Giacobbe, che univa cielo e terra ed era percorsa dagli angeli. Il sogno di May continua: “Alla fine tutto era finito e si doveva ricominciare da capo. La gente camminava per le strade e tutti cercavano di tenersi per mano. Questa è un po’ una mia ossessione, che le persone non vengano abbastanza a contatto le une con le altre”. Musicalmente il brano comincia con due strumenti non convenzionali: un condizionatore d’aria, usato per ricreare l’effetto del vento, mentre l’altro è una specie di cetra, un koto, versione ridotta dello strumento tradizionale giapponese, a tredici corde. Poi arriva la maestosa voce di Freddie che invita tutte le persone ad ascoltare il saggio. Subito dopo entra imponente la chitarra di Brian: cupa, aggressiva, con un ritmo inesorabile che fa dei ricami spettacolari. In questa canzone ci sono tantissime fughe, una dedica a Johann Sebastian Bach. La linea musicale ripete se stessa con qualche tempo in ritardo. La musica si sovrappone accodandosi alla linea principale. Per ottenere questo effetto incidevamo in studio questi loop usando due registratori. Invece di far girare il nastro da una bobina all’altra, come succede di solito, il nastro dalla prima bobina usciva dal registratore per entrare in un altro e suonare anche nell’altro registratore. Poiché il nastro correva lungo la stanza, dovevamo aiutarci con sedie, lampadari e attaccapanni per farlo girare senza impigliarsi o cadere a terra. Piuttosto complicato; ma alla fine avevamo il giusto ritardo. Freddie invece cantava e incideva in presa diretta, sentendo in cuffia il ritorno di ciò che cantava ed elaborando le variazioni in tempo reale mentre si ascoltava. Parola dio Roy Thomas Baker. Il risultato finale è un cupo prog rock che divenne la canzone più lunga dei Queen, con oltre otto minuti di durata. The Prophet’s Song fu in ballottaggio con Bohemian Rhapsody per la candidatura a singolo apripista dell’album. Alla fine la scelta cadde sul brano di Mercury. Il motivo? Semplice: se già facevano fatica a pubblicare un singolo di quasi sei minuti con un intermezzo operistico, che cosa sarebbe successo ad uno di oltre otto minuti contenente due minuti gorgheggi solitari?
(Album Version) 8:20
(DVD-Audio Version) 8:31
(People Of The Earth – Instrumental Take) 5:07
Love Of My Life
Love Of My Life nasce al pianoforte e si sviluppa alla chitarra. Ispirata alle sonate per pianoforte di Chopin e Beethoven, nell’arrangiamento della canzone è prevista anche un’arpa. Brian non aveva mai suonato, e forse neanche mai visto, un’arpa: fu l’occasione giusta per imparare a suonarla! Love Of My Life non ha un destinatario specifico, anche se pare che Freddie l’abbia scritta per Mary Austin, da lui “l’amore della mia vita”. Addirittura qualcuno sostiene che sia un commovente addio a Mary, in quanto Freddie si sentiva sessualmente e sentimentalmente confuso. Un pezzo da camera che dal vivo si trasforma in un’altra canzone. Sul palco è stata adattata alla chitarra acustica in modo da lasciare totale libertà a Freddie. Dal vivo la canzone faceva in modo di trasformare il pubblico in protagonisti. Brian suonava i primi accordi con una chitarra acustica e Mercury guidava i fan come un direttore d’orchestra. Dovunque, nel mondo, tutti sanno cantare Love Of My Life. La versione dal vivo di Love Of My Life pubblicata come singolo nel 1979 raggiunse il primo posto in Sud America, dove rimase nelle classifiche dei dischi più venduti per un intero anno.
(Album Version) 3:34
(1979 Live Single Version) 3:43
(1979 Japan Live Single Version) 3:39
(1985 Brazil Compilation Version) 3:44
(1979 Live Video Version) 3:25
(Jewels II Version) 3:36
(Queen 40 Radio Sampler Version) 3:38
(Forever Version) 3:33
(Piano Take) 3:33
(Classic Albums Duet Mix) 3:54
(The eYe Version) 0:04
(Live at Rock In Rio Festival, 1985) 5:25
(Live at Rock In Rio Festival, 1985 – Soundtrack Version) 4:28
(Live from Rock In Rio, 1985) – Absolute Greatest Streaming Video Version 4:52
Good Company
Good Company, è un pezzo scritta sull’ukulele, è un brano di formazione in cui il protagonista prende troppo alla lettera le raccomandazioni del padre. Alla fine si ritrova vecchio e solo. Alla fine il padre del protagonista di questo pezzo suggeriva al figlio di trovarsi e frequentare solo buone compagnie. Il ragazzo, invece, si fa prendere troppo dal lavoro e ciò lo porterà a frequentare solo delle limitate compagnie fino ad essere lasciato dalla moglie perché si sentiva trascurata. Brian mette ancora in risalto le sue ansie e le sue paure: essere troppo preso dal lavoro e trascurare i suoi cari. Un brano musicalmente semplice ma arrangiato in modo molto, molto complicato. Tutti gli strumenti jazz che possiamo sentire sono riprodotti dalla red special. Sassofoni, trombone e clarinetto: sono tutti suoni ottenuti con la chitarra di Brian. Persino le campane sono emulate con la chitarra. Ottenere tutti quei suoni non fu semplicissimo come ha raccontato lo stesso May: “Scrissi gli arrangiamenti per la sezione fiati, così come doveva essere. C’erano una tromba, un clarinetto, un trombone e qualcosa di alto che neppure ricordo che cosa fosse; per ‘rendere’ quegli strumenti con la chitarra dovevo suonare una nota alla volta modificando il suono con il pedale e registrarla, sperimentando vari microfoni e piccoli amplificatori per ottenere il suono giusto. Ci sono voluti secoli. È stato divertente ma una fatica!” Mercury non è stato coinvolto nella registrazione della canzone.
(Album Version) 3:23
Bohemian Rhapsody
Bohemian Rhapsody, era nella testa di Freddie già da tempo. Secondo Chris Smith, tastierista degli Smile, Mercury aveva cominciato a sviluppare Bohemian Rhapsody già alla fine degli anni ’60 con il titolo The Cowboy Song. I testi finirono nella versione definitiva. Bo-Rhap è un mashup di tre diverse canzoni che, a un certo punto, Freddie ha riunito in una sola. Un pezzo che ha un tema iniziale che definisce l’atmosfera, per poi passare a una ballata rock che si sviluppa in una sezione operistica per poi tornare al tema iniziale. Le registrazioni cominciarono il 24 agosto del 1975 con il tiolo provvisorio di Real Life. Il risultato finale fu una suite di cinque minuti e cinquantatré secondi, per un qualcosa di mai sentito prima. I Queen avevano creato un capolavoro. Capolavoro che andava fatto conoscere al mondo. Tra mille difficoltà riuscirono a farla pubblicare, per tutta la sua durata, come singolo nonostante qualcuno propose di tagliarla. Deacon ci provò: prese il nastro e rieditò la canzone tagliando completamente la parte operistica. Quando fece ascoltare il risultato agli altri, Freddie lo fulminò con lo sguardo. John, anni dopo, ammetterà: “Avevo torto”. Elton John, al quale John Reid fece ascoltare in anteprima la canzone, reagì con un semplice: “Sono fottutamente fuori di testa?!?”. I Queen però erano determinati a pubblicare Bohemian Rhapsody come primo singolo e senza tagli. Dovevano solo trovare il modo e con l’aiuto dell’amico Kenny Everett, DJ di Capital Radio, trovarono il modo. Freddie, Roger e Roy Thomas Baker, si presentarono in radio con il singolo. Everett lo ascoltò e disse: “Non preoccupatevi, potrebbe durare anche mezz’ora ma sarà un pezzo da primo posto per secoli”. Chiese di lasciargli il nastro e Freddie acconsentì a patto di non mandarla in onda. Ovviamente sia Everett sia i Queen sapevano che la promessa non sarebbe stata mantenuta. E infatti il DJ cominciò a trasmettendo piccoli stralci della canzone, poi mandò in onda il brano nel weekend per una quindicina di volte. A quel punto il centralino della radio venne tempestato di telefonate. Gli ascoltatori chiedevano di chi fosse quella canzone, e il lunedì i negozi di dischi erano subissati di richieste. Ma il singolo non era ancora stato pubblicato. La EMI corse ai ripari e lo stampò in pochissimo tempo. Bohemian Rhapsody vide la luce venerdì 31 ottobre 1975. La canzone rimase in testa alla classifica dei singoli più venduti in UK per nove settimane, fino a quando, nel gennaio del 1976, lasciò il posto agli Abba con Mamma Mia. I Queen vennero chiamatio a presnetare il brano a Top Of The Pops, il programma televisivo nel quale si alternavano, in playback, cantanti e gruppi che erano in classifica. La band però si sentiva ridicola a dover fingere di cantare e suonare per 6 minuti e poi avevano un concerto alla Dundee’s Caird Hall il giorno stesso dell’apparizione in TV. Insomma, trovarono la scusa per non andare in onda ma decisero che l’avrebbero fatto a modo loro. Optarono per un video, che all’epoca era chiamato pop promo. Venne assunto Bruce Gowers, che aveva già diretto la band al Rainbow Theatre di Londra l’anno precedente. Le riprese cominciarono alle diciannove e un quarto e terminarono quattro ore dopo. Gli effetti speciali erano creati in presa diretta, senza postproduzione: l’immagine caleidoscopica del gruppo è stata creata utilizzando una lente sagomata, il viso di Mercury che si moltiplica è stato ottenuto puntando la telecamera su un monitor, in modo da creare un feedback visivo. Alla fine Roger a torso nudo colpisce il gong, citazione del logo delle produzioni cinematografiche Rank. Costo totale: quattromila sterline. Non appena completato il video venne inviato alla BBC e trasmesso per la prima volta a Top Of The Pops il 20 novembre del 1975. Le fiamme che compaiono all’inizio in origine non esistevano, sono state inserite in postproduzione qualche settimana più tardi. I Queen avevano appena creato il videoclip musicale, sette anni prima che MTV andasse in onda. I video, da quel momento, sono diventati uno strumento obbligatorio per il marketing musicale. Ma qual è il vero significato, o presunto tale della canzone? Che ci fanno nel testo Scaramouche, Galileo, Figaro, Bismillah e Belzebù? E soprattutto, chi diavolo sono? Domande a cui non è mai stata data una risposta univoca e che sicuramente non affronteremo adesso! Dal vivo il brano subì alcuni cambiamenti: all’inizio utilizzava la base della parte operistica, con introduzione di Kenny Everett, per aprire i concerti. Poi eliminarono la parte centrale facendo ascoltare solo le prime due strofe. Alla fine, la gente voleva ascoltare il brano intero, quindi durante la parte operistica preregistrata la band abbandonava il palco, lasciava che le luci ed il ghiaccio secco facessero il proprio dovere, per poi rientrava in scena accolta da esplosioni pirotecniche a ripartire con la sezione rock.
(Album Version) 5:55
(Single Version) 5:55
(French Promo Edit) 3:41
(UK 3″ CD Version) 6:00
(Greatest Video Hits 1 Surround Mix) 6:02
(Wayne’s World Video Version) 6:00
(Video CD Version) 5:50
(Karaoke Version) 5:58
(3″ CD Single Karaoke Version) 5:54
(Operatic Section A Cappella Mix 2011) 1:04
God Save The Queen
L’inno nazionale britannico. Una traccia strumentale che i Queen usavano per salutare il pubblico dal palco al termine di ogni concerto. L’ultima traccia dell’album è stata la prima incisa per A Night At The Opera. Il brano fu ispirato dal pubblico che ai concerti dello Sheer Heart Attack Tour, intonava God Save The Queen in attesa che i quattro salissero sul palco. Venne a quel punto naturale piazzare il pezzo in coda al disco, una chiusura epica e patriottica. Altra leggenda dietro questo disco racconta che quando i Queen presentarono il nuovo lavoro in anteprima alla stampa e ai discografici della EMI, Freddie rimase in silenzio per tutta la durata dell’album. Dopo Bohemian Rhapsody richiamò a se l’attenzione dei presenti: “Alzatevi in piedi, coglioni”.
(Album Version) 1:12
(Single Version) 1:15
(Piano Version)