A Day At The Races

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A Day at the Races è il quinto album in studio dei Queen, pubblicato il 10 dicembre del 1976 dalla EMI Records nel Regno Unito e dalla Elektra Records negli USA. E’ stato il primo album completamente autoprodotto dalla band ed il primo senza il coinvolgimento del produttore Roy Thomas Baker; i compiti di ingegneria sono stati gestiti da Mike Stone. Questo disco è spesso visto come una sorta di continuo, un complemento del precedente A Night at the Opera. Oltre al fatto che anche questo disco prende il nome da un film dei fratelli Marx, ha anche una copertina molto simile al precedente. D’altronde Opera è stato un successo e Bohemian Rhaposdy ha portato i Queen nell’Olimpo della musica. Freddie, Roger, John e Brian sapevano bene che gli stavano aspettando al varco, erano tutti in attesa di un loro scivolone. Ma loro lo sapevano. Quindi, come è nello stile della band, decisero di sorprendere tutti: avrebbero fatto una sorta di A Night At The Opera 2. Come ammise Mercury: “A Day At The Races è chiaramente il seguito di A Night At The Opera, lo conferma già il titolo”.

Secondo May, invece, non era proprio così. A suo dire il materiale di entrambi i dischi è stato scritto più o meno nello stesso periodo evolutivo della band. Quindi, per il riccioluto chitarrista, i due album sono paralleli: A Day At The Races è una sorta di estensione di A Night At The Opera.

Nonostante ciò, i due dischi, a livello musicale, hanno delle differenze molto marcate. Ma andiamo per ordine. Per realizzare A Day At The RAces la band si prese il tempo necessario. Non c’erano obblighi e soprattutto non c’era fretta. Al termine del tour mondiale per promuovere A Night At The Opera, che si chiuse il 23 aprile del 1976, la band si prese qualche settimana di riposo. Freddie aveva chiuso la storia con Mary e Brian si sposò con Chrissie Mullen.
Nel luglio del 1976 i quattro ragazzi, finalmente famosi, cominciarono a lavorare al nuovo album senza Roy Thomas Baker che non avrebbe fatto parte del progetto. I Queen si ritenevano pronti per camminare con le proprie gambe senza sostegni esterni. A quel punto, quello che realmente mancava alla band era un bravo fonico. Che naturalmente fu il fidato Mike Stone, che Brian ha sempre definito il genio nascosto. Ma la verità era che i Queen avevano capito che era arrivato il momento di togliere qualcosa alla loro musica per aggiungere qualcosa di nuovo.

Brian May si presentò in studio con un paio di canzoni già abbozzate: Tie Your Mother Down, scritta otto anni prima a Tenerife e Teo Torriatte, composta durante le recenti date giapponesi. A fine mese avevano già un buon numero di tracce: Somebody To Love, You Take My Breath Away, Good Old-Fashioned Lover Boy e The Millionaire Waltz, tutte di Freddie, poi c’era il solito il contributo di Taylor, la splendida e sottovalutata Drowse e un altro brano di May, dal titolo di Simple Man, oltre alle due precedentemente citate. Mancavano all’appello solo Long Away di Brian e You And I di Deacon, altro pezzo che a mio avviso meritava più fortuna.

Nonostante ciò, le registrazioni andarono piuttosto a rilento. La spiegazione ci viene fornita proprio da Freddie: “Non c’è possibilità di capire quanto una canzone cambierà fino a quando non si è in studio. Tante cose diventano man mano più grandi quando effettivamente stai registrando. Prendiamo Somebody To Love. Volevo un coro gospel e sapevo che dovevamo realizzarla noi quattro. Quando la senti, hai l’impressione di ascoltare un coro enorme di oltre centocinquanta elementi. Potete immaginare quanto tempo ci sia voluto. Abbiamo dovuto fare sovraincisioni su sovraincisioni. Ci abbiamo solo una settimana per questo ma alla fine ne è valsa la pena. Le cose bisogna farle bene, punto e basta.”

Oltre a questo dobbiamo aggiungere che i Queen, a fine agosto, interruppero le session per preparare quattro concerti che avrebbero dovuto tenere a settembre ad Edimburgo, Cardiff e Londra: al famoso Hyde Park. Quest’ultimo concerto sarebbe stato una sorta di ringraziamento per i fan. Un concerto gratuito che avrebbe visto la presenza di oltre centocinquantamila fan. Ovviamente fu l’occasione per testare anche alcuni inediti: Tie Your Mother Down e You Take My Breath Away. Quest’ultima suonata e cantata dal solo Freddie!

Chiusa questa leg di concerti, i quattro tornarono in studio per completare il nuovo album. Prima dell’uscita del disco la EMI aveva organizzato un evento per pubblicizzarlo. I geni del marketing della casa discografica, visto anche il titolo del nuovo disco, organizzarono una Giornata Alle Corse. Il 16 ottobre all’ippodromo di Kempton Park si svolse la Day At The Races Hurdle, una giornata di corse a ostacoli. Ovviamente questo non fu l’unico evento promozionale per il lancio del disco. Ci furono svariati incontri con la stampa cartacea, radiofonica e televisiva. L’intervista più famosa, però, è quella che non c’è mai stata. Il primo dicembre del 1976 i Queen avrebbero dovuto essere ospiti al Today Show, il talk show presentato da Bill Grundy. Era tutto pronto quando, all’ultimo momento, la band dovette declinare l’invito causa un mal di denti di Freddie. La EMI decise di sostituirli con un gruppo emergente, i Sex Pistols. Come è andata lo sappiamo tutti: in piena fascia protetta, alle 18, in diretta TV e senza censure, i Sex Pistols diedero vita a qualcosa di imbarazzante. Tra insulti, parolacce e allusioni sessuali rivolte a Bill Grundy, i Pistols fecero scoprire il punk ai telespettatori e chiusero la carriera del povero Grundy, ma questa è un’altra storia che approfondiremo a breve!

Il 10 Dicembre 1976 uscì in patria A Day At The Races e l’accoglienza della stampa fu la solita: non riuscivano a spiegarsi come facevano a vendere tutti quei dischi. Trainato dal singolo Somebody To Love, piazzatosi al secondo posto nella classifica Uk, l’album scalò rapidamente la classifica arrivando fino al primo posto in patria, mentre negli USA si fermò alla posizione numero cinque.

Nonostante fosse visto come un complemento, o un seguito, di A Night At The Opera, A Day At The Races contiene i più disparati generi musicali: dal tipico hard rock alla May al vaudeville di Mercury, dalla ballad rock al pop radiofonico, passando dal gospel e dai valzer viennesi. Infine, un omaggio al Giappone, un inno che anticipa We Are The Champions, con il suo ritornello da cantare a squarciagola tutti insieme.

Una curiosità: grazie al concerto di Hyde Park, che fu registrato per intero, A Day At The Races è il primo album dei Queen ad essere pubblicizzato in TV, grazie proprio all’uso di alcune scene tratte dal concerto londinese. Ancora una volta la scritta “no synths!” accompagna le note di copertina del disco.


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